RIFRAZIONI ARCOBALENO

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

Rifrazioni Arcobaleno – SEZIONE A Storie di Colori di Ilaria D’Adamio (scritto il 17/12/2014)

Era, davvero, tutto buio intorno! Una delicata goccia d’acqua persa in un mare oscuro, cercava di tenersi a galla, per non affogare in una lacrima di disperata nostalgia. Lottando, per non essere deglutita dai flutti marini, un solo pensiero la manteneva in vita: il cielo.
La sua casa, quel luminoso rifugio, da cui non vedeva l’ora di tornare. Ad un tratto, da dietro una tenda di giovani cirri che scherzavano con le stelle, si affacciò la luna.
Adombrata da quel baccano, volse lo sguardo verso il mare, scorgendo la piccola goccia. Capì la difficile situazione e decise di porgerle una mano. Le inviò un raggio a forma di ciambella ed aggiunse: – Piccola, lo so, che non vuoi perder tempo per tornare al tuo rifugio, ma rifletti. Non è che il problema è proprio quello? – Quale? – rispose, con una flebile vocina, la goccia singhiozzante. – Il tempo! Giustappunto! – E’ che non ne ho! – Al contrario! Ne hai troppo! Cerca di non disperderlo! Concentrati su te stessa e vai a ritroso!
La goccia, inizialmente diffidente, afferrò il salvagente luminoso e con grande fatica, essendo allo stremo delle forze, agguantò il raggio lunare, come fosse la cima della sua salvezza. Per andare indietro nel tempo, le serviva molta concentrazione.
S’interrogò sui motivi della sua caduta, decidendo, infine, di ripercorrere i passi che l’avevano gettata sul fondo del mare.
Prima di salutarla, la luna, le aveva chiesto se sapesse cucire. Una domanda alquanto strana, non c’è che dire, ma qualcosa doveva pur significare. Non sapeva ricamare, la goccia, ma almeno un bottone lo sapeva riagganciare. Fu così che la luna le buttò un ago che, nel brusco atterraggio, la punse dietro la schiena.
La goccia, voltandosi, per afferrare l’arnese, notò un evanescente spruzzo di blu che fuoriusciva dal suo corpicino indebolito. Blu roteante, blu fluorescente in una spirale luminescente di onde corte che, girandola su se stessa la tiravano lentamente in su, sospesa nell’atmosfera. Del resto, la sua energia non poteva essere che blu, talmente era concentrata sul suo baricentro per riuscire camminare all’indietro, ricucendo il tempo. Ad ogni passo che faceva, aggiungeva un punto sulla tela del tempo col filo di luce lunare, liberando un po’di spazio. Spazio che si materializzava, ad ogni rammendo, in un mattone. Così facendo, le onde blu erano sempre più forti, talmente intense che assunsero la forma di un paracadute, a zaino, sulle spalle della goccia che continuava a rammendare senza sosta. Quando la cucitura divenne abbastanza consistente, i mattoncini creati erano ormai molti e si allinearono a formare un arco di argento. Facendo molta attenzione a mantenere la rotta, la goccia tirò la cordicella del paracadute che si irradiò in una pulsazione di blu e dolcemente planò sull’arco albino. La missione non era, però, ancora finita. Come avrebbe fatto a raggiungere il cielo? Prese la bussola, segnò la sua posizione sull’arco lunare, constatando che lei non potesse che provenire da nord-ovest, vista la quasi totale assenza del giorno. S’incamminò sull’arco verso est, là, dove nasce il sole. Corse a perdifiato, fino a che non udì delle sonore risate. Un bagliore giallo precedette l’avanzare di qualcuno che, da lontano, sembrava un puntino sulla linea dell’arco. La goccia correva, correva per trattenere il blu e non perdere il bandolo della matassa del tempo, che avrebbe potuto sfilacciarsi da un momento all’altro. Il puntino giallo le si avvicinava sempre più. Fece, poi, un salto, presentandosi di fronte a lei con un gran sorriso. Accidenti che energia! Il punto in questione era decisamente un estroverso! Non poteva essere altrimenti, con tutto quel giallo che aveva addosso! Quest’aspetto non piacque molto, alla goccia che, timida di natura, arretrò per preservare il suo blu.
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Il giallo, al contrario, felice alla vista di quella bellissima goccia di blu, non esitò a conoscerla: – Tu non devi essere di queste parti, non è vero? Conosci il sole? La goccia scosse la testa: – Non l’ho mai visto! – e guardando il punto giallo, a quella distanza ravvicinata, arrossì sulle guance. Non era niente male, a parte per quei modi invadenti. Una cosa la stupiva più delle altre: le somigliava davvero molto. Erano proprio due gocce d’acqua! Il punto riprese la parola: – Non hai mai visto il sole? D’accordo, ti ci porto io! Pronta alla più emozionante delle avventure? Ti assicuro: adrenalina pura! Abbracciami… A quella richiesta la goccia stava per tirargli uno schiaffo, ma rimase interdetta… – Abbracciami su! Non è, come sembra! Se non mi abbracci, non ce la facciamo a saltare in due. La goccia si convinse che non c’era niente di male in quel abbraccio, visto il sorriso sincero del nuovo amico e così, si appoggiò a lui, stretta, in un vorticoso allaccio energetico. Partì il conto alla rovescia, i due indietreggiarono di tre passi per riunire le energie e… saltarono! Volarono in alto, talmente in alto verso il sole, che il giallo e il blu, da opposti, si fusero, diventando complementari. Finalmente, sospesi nel cielo, un raggio di sole li colpì, facendo esplodere la loro energia, nei colori dell’arcobaleno della felicità.
2014 Ilaria_D’Adamio

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