OTTO LUOGO DELL’’ARTE presenta RADURA di Mauro Lovi

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

Entrando, vengo subito accolta dal sorriso di Olivia Toscani Rucellai, che con la delicatezza di chi riesce a mettere a proprio agio le persone, non esita sin da subito a dimostrarmi l’entusiasmo per la nascita della sua nuova creatura: Otto. Appunto.

Una grande sala si apre all’entrata, luminosa, dai soffitti ariosi e a volte raccolte agli angoli da capitelli antichi ed intatti.

In terra, un pavimento a specchio in marmo, pre-esistente alla galleria, finemente restaurato e lasciato nella sua matericità, che parla di storia.

Le pareti bianche ci conducono attraverso due archi nella sala successiva. Spazio intimo e quartier generale, dominato da un tavolo in cristallo dalla forma ovale, a ricordare la forma sfuggente del nome della galleria, che è un numero, ma si avvicina anche ad un simbolo: l’infinito. Qui conosciamo Filippo Maria Ricci, nonché assistente alle attività di Olivia.

Un restauro conservativo, per lasciare che le superfici a cornice delle opere ospitate, restassero il più possibile neutrali e non invadenti lo spazio, che contemporaneamente, però, dialoga accordando suoni armonici, rivelando un fascino dal timbro storico.

Tornando nella prima sala, un trittico, olio su tela 540x250cm, domina la parete a destra, immerso in una musica ambient composta ed eseguita da Marco Cattani: Pioppeta.

La mostra RADURA, opere dell’architetto e art designer di Otto luogo dell’arte si apre: Mauro Lovi entra in scena.

Il progetto pittorico RADURA, nascetrovando ispirazione dalle sofferenze, provocate dall’alluvione della Valle del Serchio, un po’ di anni fa.

L’architetto-pittore osserva la zona circostante, i paesaggi dell’infanzia e riscopre la natura.

Alberi, simbolo di vita, dal tronco esile e forte, dall’argenteo riflesso a disegnarne il contorno.

Sospesi in un’inquadratura che taglia le radici e la cima, parlano diretti allo spettatore in una visualizzazione mentale a misura umana. Alberi senza inizio né fine si fanno icona di vita ininterrotta.

I colori pastello dalle gradazioni del verde e del giallo appaiono un riempitivo degli interstizi tra la sequenza regolare di fusti, dalla nomenclatura non ben distinta.

I toni azionano un moto centrifugo di luce verso il pubblico, capace di coinvolgere e creare un momento esperienziale, che rimanda alla spensieratezza di una perdita di coscienza metaforica durante una corsa in un bosco, dove in mancanza di punti di riferimento si alza la testa al cielo, ma non si vedono che chiome, indistinte tra cui passa soltanto una luce abbagliante che ne rende indefiniti i confini.

E’ così che su un unico piano si materializzano la serialità dei tronchi, il dinamismo dato dalla loro fuga seriale, il movimento stocastico ed irrequieto dei colori ad invadere l’osservatore esterno attraverso una rappresentazione umana e a-descrittiva.

Lovi ci conduce in uno spazio liberatorio, attraverso una sorta di epoché trascendentale, piano ideale e fuori dalla razionalità dell’Urteilskraft kantiana che abbandonata, non ha categorie da congiungere per spiegare.

Inesausta sete di “non finita libertà del cuore e della mente”: questa la dimensione con cui Lovi cerca la riconciliazione dell’uomo con la sua dimensione interiore.

Un’interzona, dimensione di sospensione ancestrale ed astratta, in cui l’allegorica fuga nella foresta si tinge di spazio della memoria individuale ed archetipica, a far fluire ciò altresì chiamato l’invisibile secondo la definizione di Michel Henry.

La stilizzazione delle linee di Lovi appare come sintesi di una molteplicità di linguaggi provenienti dalle esperienze avanguardistiche dell’astrattismo (Paul Klee) sino alla metafisica.

Il tratto evidenzia l’indagine maturata intorno al Savinio, grafico. Naiveté ed ironia del pensiero ricalcano piuttosto il Savinio scrittore.

Di fronte al trittico, particolari di Radura esposti con un’originale tecnica di cornici a rilievo dal muro, vanno ad equilibrare il piano bidimensionale del Trittico.

La sala successiva ospita opere di dimensioni più contenute, in cui il richiamo al disegno infantile, semplice e di contrasto sublima la curva e indaga la forma primitiva del cerchio.

Un uomo che deve tornare enfant forse, per riuscire a liberarsi dalle maschere costrittive della dimensione adulta, che difficilmente riesce altrimenti, a collegarsi ad uno spazio mentale a-temporale e a-contestualizzato.

La delicatezza delle opere di Lovi, scivola nelle sfumature delle cromie suadenti sino a ricondurci nella casetta di legno di Hansel e Grethel, in cui, a ritroso nella galleria, sarà possibile farsi attrarre dai marzapane a forma di frutti probiti, custoditi all’interno: premio per colui che è riuscito a tornare a “vedere”la realtà con altri occhi, quelli della purezza delle emozioni.

Radura, sarà visitabile sino all’8 maggio e celebra l’inizio dell’avventura di Olivia e Mauro, che insieme vogliono riportare a Firenze l’esperienza dell’arte contemporanea, da troppo tempo lasciata fuori dai circuiti delle dinamiche di fruizione culturale del capoluogo toscano.

OTTO, si connota dunque, come LUOGO dell’arte in senso lato.

E’ galleria che ospita artisti, ma è soprattutto spazio interagente e vivo, pronto a dar vita ad iniziative itineranti, che possano anche uscire dal loro recinto, per aprirsi a sinergie esterne.

E’ luogo dell’arte, nel senso di laboratorio, di creazione, volontà di una futura produzione con gli artisti, che parlino un linguaggio aperto al confronto ed alla sperimentazione come le esperienze che furono degli architetti radicali, Archizoom per esempio, come tiene a sottolineare Lovi, e che soprattutto riesca a riprendere e a portare avanti il pensiero innovatore di Agneta Holst, madre di Olivia, che fu capace di creare nella Milano degli anni’70 una galleria, punto d’incontro e comune dell’arte per gli artisti, oggi tra i più famosi, che concepirono la vie pour l’art et l’art pour la vie.

La prossima mostra di OTTO sarà proprio incentrata sulla figura della Holst e tesa a rappresentare questa sua grande esperienza in Megalopoli (dal 15 maggio). Ma questa è un’altra storia.

Arte è design e l’indagine sullo spazio e la forma, per spiegare la poesia dell’uomo: è OTTO. Luogo dell’arte. Sono Olivia Toscani e Mauro Lovi.

©Ilaria_D’Adamio_RIPRODUZIONE_RISERVATA

Pubblicato su Artitude.eu il 21/04/2011

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