“La Tempesta – della Sezione Aurea” Quadro V de La Fenice Surrettizia di Ilaria D’Adamio

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

QUADRO V di Ilaria D’Adamio
La Tempesta: il destino del libero arbitrio
Foglio bianco, il perimetro di un quadrato disegnato. All’interno un occhio, palpebra contrita in segno di dolore.
Nelle tenebre uscì una barca, spinta giù, dalle rive vicine ad un sontuoso castello, da uomini senza scrupoli, che non ebbero pietà e rispetto alcuni né pel nobile lignaggio, né per l’umana dignità, tanto ubriacati dal rapimento della lauta ricompensa in argento. Una fragile imbarcazione in legno si allontanò con su un uomo in abiti regali. In braccio una bimba, avvolta da un’esile coperta per riparare dalla bruma marina. Che le correnti che trascinano nel mare della vita, che i flutti che decidono i destini, proteggano gli inermi che portano alla deriva nel mulinello color pece, per porli al riparo su sponde sicure ed isolate, atte a disegnare un quadrilatero di terra, abbandonato dalla Grazia di Dio. Un giorno, da quei litorali stessi verrà a misurarsi la vendetta, una promessa come un voto acceso con la mano sinistra posta su libri magici, già conosciuti, per anni consumati dalla lettura del maestro che umile, da sempre aveva unito il valore del governare allo spirito della scientia nella chiaroveggenza. Del suo isolamento, volto ad illuminare, pagò il più alto pegno, nell’esilio, tradito dai bassi istinti umani, troppo umani. Con melma e fango dovette fare i conti, prima di adattare a nuova vita la sua esistenza in una spelonca, prendendo le redini del futuro dall’eredità di una strega, cambiando in colore il paesaggio che nero, Sycorax aveva reso e nei lineamenti distorti del selvatico Calibano, ancora il suo zampino, faceva intravedere. Nelle fatiche del migliorare la arti magiche, da tempo professate, in aiuto venne Ariel, liberato dalla corteccia di un tronco, che in Prospero riconobbe il padrone, sino a venire da esso stesso a nuova libertà battezzato. Ma nelle difficoltà estreme, niente rende più forte e più insaziabile l’animo di un uomo diventato mago, se non quello di avere uno scopo, riassunto in un progetto, che stretto al cuore, gridava ai venti, vendetta per le sorti dell’adorata figlia Miranda, ormai fanciulla dall’animo puro che, al riparo dalle basse facezie, il mondo mai fino ad allora aveva conosciuto.
L’occhio nel quadrilatero si apre, sgranato, sta fisso a proiettare, del complotto di Prospero con l’ausilio di Ariel, l’ira senza fine.
Onda che altissima si leva, di nubi il plumbeo cielo si fa grave, pioggia ad agitare il mare grosso, in lotta contro il fuoco lanciato dalle saette che precedono gli urli
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del tuono.
Occhio nel quadrilatero su di te compare il disegno di una bottiglia in vetro, al cui interno sta un veliero, che con abile giro di vite le fila riesci a tirare con forza fino a che gli alberi e le vele fai ammainare.
Nel mirino, puntato il veliero, l’onda, giunta al suo apice, si scaglia, piegando il vascello portato a naufragare. Schiuma che risucchia nei vortici la coscienza dei traditori che di ritorno al loro regno, sull’isola saranno costretti a soggiornare ignavi della trama ordita, che in un pesante sonno li induce, separandoli in gruppi ignari della vita o della morte dell’uno o dell’altro, per riuscire così la loro vera natura a far emergere, straziati dalla paura nel rimorso della perdita.
Occhio, doppio battito di ciglia, allietato, socchiudi lo sguardo in un languido miele.
Solo uno dei superstiti, era restato sulle aride rive da solo, che al risveglio gli parvero presagio di morte e destino stroncato. Ferdinando, convintosi di non cedere il passo alla paura, invocò la speranza, da cui far uscire il suo valore. Riaprendo gli occhi, vide da lontano l’immagine di una giovane, da cui subito venne invaso, con lo spartito nel cuore, di un caldo, tiepido succo di amore. Dall’altro lato dell’isola Miranda, seduta su di un sasso in un verde prato, aperti gli occhi, nella meraviglia si trovò ad osservare i gentili tratti di un giovane uomo che in lei scosse l’innocenza, trafitta dalla consapevolezza del candore d’animo che le veniva proiettato ed in fronte scolpito, nella coscienza di un destino felice adesso, da sognare e presto da vivere. L’incontro, le prove superate, nella certezza della benedizione di Imene, dal balletto delle ninfe, preceduto, per giungere a nozze consacrate.
Occhio nel quadrilatero disegna un cerchio in lui inscritto, che si trasforma in scacchiera.
Il re ed i consiglieri riscossi dal dormire, mossi da diversi scopi, s’incamminarono. Alonso ed il fedele vecchio Gonzalo, alla ricerca del figlio suo, Ferdinando, unico erede. Antonio, invece, già reo di aver usurpato il trono al fratello, propose la medesima trama a Sebastiano, convincendolo senza troppi ostacoli ad agire nel progetto da pugnale mosso, per aggredire alle spalle e così, il regno per sé riuscire a conquistare. Nell’allucinazione di un banchetto che proclamò la loro fine, ormai senza scampo sull’isola deserta, fagocitante ogni speranza, la paura scossa dalla magia, scatenò la congiura degli usurpatori, che all’improvviso si trovarono riuniti in un circolo animato da fuochi fatui. Apparve chiaro il precipizio allora, da cui il bivio: “O la vita con coscienza elevata o la morte all’indegnità della morale”.
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Impauriti, in un gemito continuo di urla che presagivano le fiamme di un inferno non molto lontano, Alonso si commosse alla visone del figlio ritrovato, stagliato di fronte a lui, nel gioco dell’innamoramento, raffigurato da una partita a scacchi a far procedere l’intelletto per tenere a freno i sensi dei due giovani promessi, incorniciati dentro l’occhio aperto della porta della grotta di Prospero. Fu di Prospero, che sopra di loro si stagliava, la mossa inaspettata che da magia non venne guidata. Un ultimo atto mise fine alla promessa. Spezzò la bacchetta della sua arte a recitare la sentenza che la scelta in verità sta agli uomini. Questa la sua ultima volontà, presa in abiti ducali a decidere il pentimento nelle anime dei traditori. Di lui sarà l’immagine del trono di Milano ritrovato con il nuovo re alleato e consacrerà il lascito del sogno per Miranda a convolare a nozze nel mondo terrestre.
Occhio che ridisegni i destini, un quadrilatero con dentro un cerchio al cui interno una bottiglia. Tirate le fila dei personaggi buttati i libri e spezzata la bacchetta della magia, che di questa storia, speranza lascia in mano umana, del savio libero arbitrio che vince sull’ordir trame oscure di vendetta, spiega le vele al vento, le cui funi adesso verranno fissate, del veliero nella bottiglia, che mai più verrà piegato dalla tempesta e che già muove a disegnare una linea retta sulla superficie del mare, incidendo il segno dell’infinito, del vero bene e del vero amore, nell’orizzonte. Niente più che il rapporto della sezione aurea.
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“La Fenice Surrettizia”
Indice:
Prologo: Il Lupo e il Fiore
Inizio…………………………………………………pag.
Quadro I: Il Teorema di Incompletezza di Amleto I-II
Quadro II: Riccardo III- della Gabbia Riflessa
Quadro III: Otello – della Voliera
Quadro IV: Romeo e Giulietta – dello Scrigno
Quadro V: La Tempesta – della Sezione Aurea
Epilogo I
Epilogo II
Di ILARIA D’ADAMIO_lafenicesurrettizia_2013_IlariaD’Adamio

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