“IL VIAGGIO A CHEFCHOUEN: la città del BLU”di Ilaria D’Adamio

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

Chefchouen, una fiabesca città, una città che mi è rimasta nel cuore e che rappresenta il luogo, in cui ho conosciuto per la prima volta, il “MIO RAGAZZO DEL BLU”, A.M.L., di cui riporto solo le iniziali per rispetto al suo essere riservato, un amico dall’ineguagliabile dolcezza, ironia e dalle formidabili capacità culinarie, di canto (mi cantò, infatti, una sua canzone), una persona che resta nell’anima e sempre “in collegamento” per empatia, anche se a chilometri di distanza. A lui dedicai, infatti, un frammento di versi in poesia, scritti di mio pugno, dal titolo “IL RAGAZZO DEL BLU”!
Quando lo salutai, era in partenza per il Portogallo, per aiutare il cugino a vendere tappeti ricamati a mano, di robusta fattura Tuareg, durante un suo periodo di riflessione, dopo aver studiato a New York. Dove sarai adesso?

Chefchouen, una fiabesca città in cui il tempo pare sospeso ed ancora avvolta in un’atmosfera sognante, amplificata dal riverbero della luce sulle mura blu delle case, tinteggiate a mano alla sera dagli abitanti, affinché la brezza marina che giunge dalla non lontana Tangeri (in linea aerea) non attutisse la poesia di una vita a misura d’uomo, scandita dagli orari degli onesti mestieri artigianali, saliscendi  per le  inerpicate e scoscese stradine del borgo.

Era il giugno del 2015, (dal 10/6/15 al 17/6/15), quando per la prima volta conobbi la città incantata di Chefchouen, situata sulle montagne del Rif, raggiunta tramite bus, in seguito ad una breve sosta sia all’andata che al ritorno, all’interno della medina di Fez.

Mi trovavo lì per partecipare ad un workshop di fotografia di viaggio, di cui trovate il programma a questo link:
io raggiunsi il gruppo da sola, partendo da Pisa e fui l’ultima a ripartire, da sola per Pisa.
Ricordo con allegria l’avventura dei taxi low-cost che dall’aeroporto di Fez mi portarono alle porte della medina all’andata ed al ritorno, con l’entusiasmo di chi, come me, pur essendo donna, era riuscita a girellare indisturbata e da sola, tra le botteghe ed i banchi del mercato di Fez, aperto dall’alba a notte inoltrata. Un ricco crogiuolo di arti: dal vasellame, al tessile, ai cappelli (l’omonimo “fez”), alle spezie, le bestie e soprattutto la pelle, lavorata dalla nota conceria, che si staglia appena dietro i ballatoi che circoscrivono il perimetro del mercato.

A Chefchouen tutto era diverso, si respira LA PACE: la calma operosa degli artigiani che creano instancabili, annodando i fili di pregiate sete, misto lana, ai telai per realizzare cuscini dagli sgargianti colori, calde coperte ed abiti.
Artigiani che tagliano e cuciono pellami per scarpe, borse e portafogli. Artigiani e raffinati erboristi che lavorano a preparare olii e creme per il corpo, a base di Argan, nella tradizione della cura del corpo delle terme e dell’hammam.
Artigiani che estraggono i pigmenti vegetali e minerali per le tinture di stoffe e tele (i cangianti AZZURRO e FUCSIA).
Artigiani che lavorano la farina per cuocere il pane in antichi forni a legna e artigiani della cucina che favoriscono un aperitivo a base di thè alla menta, servita al vetro, per introdurre succulenti portate tipiche, con ingredienti “km 0”.
Vegetali, pesce, carne, olio e le spezie…la cucina tradizionale del Marocco, arricchita da una qualità che deriva dalla ricchezza di un territorio “di terra”e “di mare”, raccolto e protetto dalla montagna che sorveglia e che regala i suoi prodotti a coloro che ne rispettano la natura ed i suoi valori che passano dalla cultura della tradizione familiare.

Non è raro, osservare all’alba della mattina del mercato, i contadini che scendono dagli altipiani del Rif, in groppa a muli che fanno da portantini a ceste di paglia, per vendere i prodotti della terra, interessanti cultivar “in via d’estinzione”, come alcuni tipi di legumi, erbe, patate rosse e rape.

Non è raro, ancora trovare le donne che lavano la biancheria della casa a piedi nudi nelle acque gelide e pulite del torrente, sotto il ponte d’accesso alla cittadina.

Gli animali? Cani, gatti, asinelli, caprette e pecore…

Uno scenario incontrastato e bellissimo che riporta alla mente il ricordo di zone a me più familiari e vicine, simili negli usi e nei costumi dell’Italia, un esempio su tutti, il pensiero va all’Abruzzo dei miei nonni paterni.

Accanto all’incanto dei luoghi preservati dallo stravolgimento di una modernità accelerata che vive solo di consumo sfrenato,
sta, dunque, il messaggio di una cultura stanziale o nomade, come quella dei Berberi in Marocco, messaggio che è ben rappresentato dalla civiltà artigiana, contadina e di pescatori italiana e comune a molte aree del Mediterraneo e che ricorda i valori del lavoro nel rispetto della natura, degli affetti e della propria origine familiare, come base di partenza per la creazione di nuovi manufatti, o crescita ed elevazione attraverso l’applicazione di sophia, ingegno umano, del lavoro manuale e del cuore.

Cristallizzare tali valori, raccontandoli per immagini e parole non é affatto semplice, ma qui le fotografie possono rendere testimonianza di una memoria che non deve andare mai persa, in cui lo scatto interpretato dal fotografo può sottolineare l’importanza di un momento di vita quotidiana, l’espressione di una madre con in braccio un bambino, la vivacità dello sguardo di bambini che giocano a pallone e a nascondino per strada, la pazienza dell’anziana che vende la menta fresca seduta per strada, i giovani agghindati a festa, desiderosi di mordere la vita e magari, farsi tatuare con l’henné, il simbolo personalizzato di un incontro importante, lo sguardo timido delle adolescenti che arrossiscono ancora in viso per un complimento, la luce dietro le nuvole poco prima della notte, coloro che si ritirano in preghiera richiamati dal suono del Muezin, sono fermo-immagine della memoria che prescindono dal mezzo fotografico e fuoriescono dalle inclinazioni religiose di una cultura che, come nel caso del Marocco appartiene all’Islam moderato.

Queste immagini si elevano “a perle di rara bellezza”proprio perché vivono di luce propria e sono trasversali a tutte le culture che abbiano o abbiano avuto nella loro storia, i valori legati al rispetto dell’uomo e della sua natura interiore ed esterna, come quelli della cultura artigiana, contadina e di mercanti e marinai, tipica del Mediterraneo.

Non scorderò mai, infatti, la prospettiva da cui guardavo i tetti di Chefchouen dalla finestrella della mia camera, accanto alla terrazza sul tetto, posta all’ultimo piano della pensione Gernicka, gestita da un’amabile signora di origine spagnola, incomparabile cuoca di dolci ed amante dei cani, American Cocker Spaniel, a cui va uno speciale mio saluto! Nota famigliare: I tetti…quelli da me fotografati a Cortona-Italia? Case, villette che ricordano tra l’altro le case con i panni stesi sui tetti, ritratte nei miei precedenti viaggi a Santorini e Kos in Grecia e a Bodrum, in Turchia.

Con quante persone poi, ho parlato io a Chefchouen…davvero tante!
Mi piaceva entrare in contatto, quando le altre persone me lo permettevano, per conoscere, sì, abitudini, usi e costumi, ma soprattutto, conoscere la vita quotidiana, quella che di solito nessuno conosce, quella silenziosa e che, invece, rappresenta il sub-strato sano, perché vero, di ogni società, mosso dai gesti e dai valori dell’essere umano per l’essere umano, per la sua sopravvivenza e crescita, prima della nascita del concetto “d’interesse”!

In quel giugno, indagavo sulla condizione femminile all’interno della cultura araba, in senso lato.
Trovandomi in Marocco, iniziai là, la mia ricerca che nasceva dall’esigenza di comprendere, ascoltando le persone e non volendo, sempre e per forza credere a quanto raccontano i media occidentali. Ho sempre pensato che sia necessario conoscere, sospendere il giudizio, prima di trarre facili conclusioni ed il resoconto in sintesi di questa mia ricerca, ritrae una parte del Marocco nel 2015, in cui le donne lavorano e le figlie studiano, in cui il sesso femminile ha un ruolo importante e forte all’interno dell’organizzazione della famiglia e non solo dell’economia domestica. I pregiudizi si creano facilmente e a quanto pare sono reciproci, poiché molte delle donne da me intervistate, erano titubanti ad esprimere la loro opinione, visto che io sono un occidentale.
Dopo un breve scambio di battute per conoscersi, al contrario, si comprendeva invece e subito, probabilmente dal tono delle mie domande, oltre che dal loro contenuto, che io non ponevo questioni, avendo un giudizio già formato a priori, bensì “chiedevo da persona a persona e poi, da “giornalista” perché interessata a conoscere la condizione umana femminile, esistente all’interno di ceti medio-bassi in quella zona del loro paese. Il risultato di questi scambi fu entusiasmante e di conferma dell’esistenza di una larga fetta della popolazione femminile che in Marocco, come in Italia, lotta per i diritti e per il mantenimento delle libertà fondamentali che, infatti, non risultano mai essere in contrasto con i dettami, anche quelli più rigidi della loro religione.
Questo, tuttavia, è un argomento molto importante che approfondirò di nuovo, qualora in futuro avrò l’occasione di sviluppare tale ricerca. Ho qui fatto un breve cenno a questo argomento, perché ritengo sia di notevole importanza mettere in rilievo ed  in estrema sintesi, i primi riscontri di questa indagine.

Per concludere, voglio inviare un grande sorriso, ai miei compagni/e, Alice, Federica, Marzia, Barbara, Tino…, di viaggio ed il foto-reporter, Antonio P. che organizzò il viaggio, a cui ho partecipato e di cui sopra, ho già menzionato il link e che saluto.

Last but not least, è da sottolineare che parte essenziale del viaggio fu il lavoro notturno alla fase di editing delle immagini fotografiche, alcune delle quali furono scelte e presentate in un breve “video-presentazione”al Festival di Fotografia di Chefchouen 2015, di cui io, Ilaria D’Adamio e Federica Delia “avemmo la fortuna” di presentare sul palco, dietro la supervisione di Antonio Politano che raccolse le energie per raccontare il progetto sul Mediterraneo, supportato da Nikonschool e National Geographic, di cui è possibile ammirare un’anteprima delle immagini a questo link, la cui RIPRODUZIONE E’ RISERVATA.

Per rassicurare tutti che io da quel viaggio fatto nel 2015 sono tornata a Firenze, lo dico in senso ironico naturalmente, incollo qui la copia della mia Reservation del Volo Andata e Ritorno Ryanair:

Ms ILARIA D’ADAMIO
RYANAIR DMS7XT FLIGHT STATUS CONFIRMED
THANK YOU FOR BOOKING WITH RYANAIR THIS IS YOUR BOOKING CONFIRMATION, PASSENGER ITINERARY AND RECEIPT EMAIL. PLEASE CHECK YOUR FLIGHT(S) AND PASSENGER(S) DETAILS BELOW.
FLIGHT(S) DETAILS
From Pisa to Fez (FR9745) DEPART (PSA) Pisa
ARRIVAL (FEZ) Fez
Wed 10 Jun 2015 13:45hrs
Wed 10 Jun 2015 15:50hrs
Book Airport carpark Airport transfers Car hire
From Fez to Pisa (FR9746) DEPART (FEZ) Fez
ARRIVAL (PSA) Pisa
Wed 17 Jun 2015 16:15hrs
Wed 17 Jun 2015 19:55hrs

Tornai a Firenze con oltre 3000 foto realizzate, da editare e che poi stampai tutte nell’agosto-settembre del 2015.

“IL MIO VIAGGIO A CHEFCHOUEN…AL MIO RAGAZZO DEL BLU, A.M.L.”
Con Affetto
Ilaria D’Adamio

I commenti sono chiusi.