FEDERICO FARSETTI? Semplice: TURN ON THE LIGHT
Articolo scritto da: Ilaria D'AdamioChe cosa significa progettare una galleria d’arte nel pieno centro storico di Firenze, quando lo spazio è adibito ad un nome di rilievo nel campo dell’arte moderna e contemporanea come FarsettiARTE?
Il 03 aprile è la data di inaugurazione al pubblico, all’interno dei saloni del palazzo storico Adami Lami, di Frediano Farsetti, una delle gallerie più famose in Italia e all’estero.
Ho avuto la fortuna di conoscere personalmente l’architetto che si è occupato del restauro e della progettazione degli interni, Federico Farsetti, che si dimostra fin da subito disponibile ad un dialogo con me, per condividere i tanti perché che stanno dietro al progetto.
Due grandi vetrine “total glas”, incorniciate dalle pietre del palazzo nobiliare, invitano ad entrare.
L’impatto che si ha a colpo d’occhio è il senso di forte spazialità, dato dall’ampiezza delle tre sale, due centrali, la terza allungata sull’interno.
Con il naso all’insu mi accorgo dell’altezza dei soffitti e della patinata atmosfera, resa dalle arcate, che svelano l’incanto di un raffinato white a suggellare l’eleganza dell’ambiente.
Entrando, in maniera discreta e non invadente si apre un bancone a semi-spirale inserito in un angolo, che conduce prospetticamente lo sguardo all’interno della prima sala.
E’ da notare che questo complemento di arredo è realizzato interamente da Federico, sia per la scelta del materiale, che per la forma slanciata e con piano di appoggio personalizzato.
La superficie lucida è una composizione aritmica di collage di stampe d’arte, talvolta soggetti antichi, con una resa scenica similare a serigrafie di matrice pop-art.
Il colore si mantiene su un black and white giocoso, escludendo in questo caso l’utilizzo di viraggi fotografici sul colore.
La prima sala, quella che conduce allo studio, in cui stiamo parlando, si conclude con una splendida porta in vetro oscurato, alleggerita dall’assenza di cornice.
Una parete aperta, dunque, che evita la sensazione di chiusura e slancia la linea, dove prevale la lunghezza, sottolineata dalle fughe centrali, rimarcate da divanetti-seduta in pelle nera, con scheletro metallico dall’essenza minimale.
La seconda stanza, quadrangolare è impreziosita dal gioco di volte del soffitto, rifinite da capitelli, dal colore grigio in pietra serena.
La difficoltà di realizzare la progettazione di uno spazio espositivo sta, sostiene Farsetti, nel riuscire a creare spazi funzionali al tipo di esposizione, in maniera tale che l’ambiente circostante non prevalga sulle opere e non costituisca elemento di distrazione dello spettatore.
Esiste un linguaggio di attenta ridefinizione degli equilibri spaziali, di attento dimensionamento di pieni e vuoti, per raggiungere un livello, in cui il contesto divenga un palco per la fruizione artistica.
Uno stage importante nel caso della galleria Frediano Farsetti, in cui lo sguardo dell’architetto ha dovuto operare un processo sottrattivo all’interno del reastauro conservativo, che riuscisse a valorizzare l’ambiente storico, per arrivare al niveau di un linguaggio comunicativo opportuno allo scopo.
Il colore prescelto per le pareti è stato, infatti, un bianco opalino, senza sfumature di ocra, ma neanche dai toni eccessivamente freddi, per evitare riflessioni distorcenti i colori dei quadri.
Uno sfondo unico, la galleria, una base che si misura con l’equilibrio donato dalla naturalezza del parquet a listoni rettangolari in tono naturale, che completano l’eleganza e la snellezza della cornice.
Tutto questo non assumerebbe il giusto significato, se non fosse corredato dall’elemento, a cui Federico dona tanto rilievo nella ricerca e nel gusto: l’illuminazione.
Luci, un ricordo della mente di un bambino, cresciuto all’interno del teatro degli infiniti allestimenti delle gallerie di famiglia, le vecchie lampadine, il passaggio alla tecnologia delle alogene, le pareti mobili, ieri supporto di quadri, oggi di schermi LCD.
Le diverse sfumature delle colorazioni luminose, il cono di luce a lungo osservato, proiettato dalle differenti tipologie di lampade, utilizzate nel corso degli anni, lo portano alla consapevolezza che il lato del LIGHTING è l’architettura “invisibile”, portante di ogni progetto.
Luce, attraverso cui si notano le volumetrie, luce attraverso cui si percepiscono sensazioni date dal colore delle opere.
Ecco la necessità di ricorrere a dei faretti, montati centralmente a soffitto, regolabili e a basso consumo energetico, che, grazie alla tecnologia a ioduri metallici ad alta resa cromatica, illuminano, senza travisare la visione.
Federico Farsetti realizza così un’opera dall’alto contenuto estetico, senza tralasciare mai l’aspetto funzionale, unendo tecnologia e creatività progettuale.
©ILARIAD’ADAMIO_RIPRODUZIONE RISERVATA
Pubblicato su Artitude.eu il 31/05/2011




Lascia un commento