“ENJOY THE BEAUTY’s ed altri 9″di Ilaria D’Adamio

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

Firenze- Il dipingere può aiutarci a capire chi siamo? “Enjoy the Beauty ed altri 9” è una mia opera che consta di un libro dipinto a mano (118 pagg.) e di altri 9 ritratti e scritti.

E’ così che ho realizzato un libro nel maggio- giugno 2016, nato in maniera inaspettata, dal semplice atto di prendere in mano i pennelli ed osservare che cosa scaturiva da quei tocchi di colore. Non c’è pretesa di auto-definirsi artisti, semmai improvvisati, in tale tentativo, bensì quello di lasciarsi stupire da quanto emerge gradualmente dalla spontaneità dell’appoggiare la punta sulla tela (carta nel mio caso) e stendere il colore.
Da tratti dati in maniera casuale, tocchi di colore, emergono linee e giochi di colori che tra loro paiono dialogare, sino a svelare la forma. Nell’andare avanti, giorno dopo giorno, in questa pratica, ho fatto delle “scoperte”per me importanti:
mi sono resa conto che da quell’attività solo apparentemente senza senso, stavano prendendo forma dei volti.

E’ incredibile da raccontare, ma molte di quelle facce, mi appartenevano…o meglio, stavo ritraendo in modo inconsapevole, ve l’assicuro, dei volti a me cari, di persone da me conosciute, svelati piano piano, come a rallentatore, alla mia vista.

Ritratti di volti di persone che somigliano a coloro ai quali più tengo.

La mia riflessione che ne è emersa, è se davvero è possibile, attraverso questa pratica di pittura “spontanea” ed “estemporanea”, capire meglio chi siamo, facendo uscire dalla nostra interiorità ciò che fluisce, senza l’intervento del logos, senza pensare prima all’opera che si vuole realizzare.

La risposta che mi sono data è “Sì!”: è un processo che permette di “svelare chi siamo in quel determinato istante della vita” e che, oltre ad essere una pratica rilassante, si eleva a liberare la nostra coscienza dalle tante “maschere”, probabilmente create per auto-difesa per farsi strada in questo mondo, quelle che di solito si definiscono “forme mentali”.

“Formae mentis” che è sempre meglio mantenere flessibili ed in divenire, al fine di restare persone comprensive e che cercano di conoscere e non di giudicare.

E’, durante questo lavoro che mi sono interrogata anche su altre questioni e qui accanto alla pittura, chiamo in causa anche la fotografia, realizzata in questo caso con un metodo estemporaneo: senza bisogno di far molto caso alla luce, all’inquadratura giusta, bensì fotografare soltanto “ciò che si vede in un ben determinato istante” senza pensiero a priori, ma solo seguendo l’istinto e l’attrazione verso quel quid che ha destato la nostra attenzione, per poi cercare di capirlo, se possibile, solo nell’istante successivo, durante il quale osserviamo lo scatto realizzato.

Anche in questo caso, ho riconosciuto in quelle fotografie, pensieri ed immagini che sì, appartenevano alla mia vista, ma in qualche modo mi ricordavano più i discorsi e le immagini di alcune persone a me molto care e vicine, che ho avuto l’occasione nella realtà di conoscere molto bene: è come se in quegli istanti in qualche maniera “io fossi loro”.

SORPRESA E MERAVIGLIA, ma dall’altro lato non nascondo di essermi anche un pò spaventata (non esageriamo…solo per una frazione di secondo, è chiaro!;-)

La fantasia ed il pensiero, però, corrono veloci, si sa, dunque qual’è stata la mia reazione?
Emergenza: devo riuscire a far sgorgare da me “tutto quello che io non sono!”

Mi scappa da ridere di fronte a questa esclamazione, ma in un certo senso, è vero!
E’ naturale che durante la vita, ognuno conosca, ascolti e senta profondamente nella propria interiorità alcune persone, questo non significa che debbano restare intrappolate nel nostro interno!

Detto in altre parole meno naif: il processo artistico e di lavoro manuale permette spesso di svelare alla nostra coscienza “chi siamo in un determinato istante” e ci aiuta a liberarci di chi non siamo.

Le immagini e le figure che emergono se ci appartengono, restano sempre parte della nostra identità, ma se, al contrario fossero state assorbite solo per errore, vista la quantità di input esterni enorme, a cui oggi siamo sottoposti, è bene che sortano dalla nostra coscienza e che proprio non si facciano più vedere.

Con l’espressione da me spesso utilizzata, come nell’atto di rivolgermi ad un Angelo: “Per favore ritappa tutti i buchi e fai che escano da me, tutti coloro che non mi appartengono!”…lo so fa ridere questa frase, ma espressa con il linguaggio della favola che ho capito che mi appartiene davvero tanto…

Dicevo…allora io ecco…(per citare qualcuno che questa espressione la usa molto spesso;-)…”Per favore ritappa tutti i buchi e fai che escano da me, tutti coloro che non mi appartengono!” significa in altre parole, di avere la possibilità di richiudere e lenire quei “buchi” che rappresentano le probabili “ferite” della coscienza, maturate nel corso della vita che non è detto, sia sempre facile e dall’altra di contrastare “l’attività di Plutone” (in metafora), ossia la facoltà di assorbire tutto e tutti…facendo sì che ciò che noi non siamo fuoriesca perché a noi non ci appartiene.

L’artista è dunque, come uno scienziato, un possibile creatore?

NO! Io credo che l’artista e lo scienziato possano solo concorrere all’attività di edificazione del mondo, ma sono limitati nella loro attività non solo dalle loro conoscenze, ma dal fatto di essere “solo uomini”, capaci di migliorarsi ma che non devono cercare di sostituirsi al principio creatore che conoscono poco e se anche lo conoscessero, non potrebbero avere l’obiettività, l’onniscienza di applicarlo nella maniera più corretta.

Parlo così non perché sono “un’aliena”, bensì perché trovo corretto da essere umano, sottolineare delle questioni molto importanti che riguardano tutti e che presuppongono di avere meno presunzioni di verità in vita e fare di più per concorrere, ognuno nel suo piccolo, al miglioramento di noi stessi.

Solo guardando con un’impostazione, di continuo corretta, che ricerca l’obiettività, ma il più possibile spontanea e naturale al nostro interno, è possibile “curarsi”, “prendersi cura di sé”, dunque con la nostra influenza positiva e del nostro operato corretto, aiutare anche ciò che ci gira intorno.

“Enjoy the Beauty ed altri 9” è una mia opera unica, ma che ne comprende tante, ognuna, suppongo, con una vita/storia a sé, ma non spetta a me saperlo.

Tengo molto a questa mia opera.

Ilaria D’Adamio.

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