PIAZZA PUCCINI- FANTASIA

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

PIAZZA PUCCINI- FANTASIA di ILARIA D’ADAMIO
(SCRITTO IL 17 DICEMBRE 2014)
Pioveva, quel giorno, che pareva il diluvio universale. Il selciato della piazza brillava a specchio, alle luci della sera. Laggiù in periferia. L’acqua bagnava i miei stivali, mentre, io, ferma al semaforo, guardavo avanti. Una tecnica, elaborata da anni, quella del non farsi notare, stretta nelle mie vesti, color nero. Un recondito desiderio di assorbire la luce, forse, chissà. Non che mi mancasse. Era, piuttosto quel non riuscire a trovar riparo, se non sotto il mio ombrello violetto, né complici, per inondare col fuoco del mio passionale sentire, la realtà in bianco e nero che mi circondava, opprimente. Gli ombrelli erano tutti neri, come anonimi, risultavano i loro abitanti: un esercito uniforme di reclute, uscite in serie dalle repliche dell’uomo con bombetta, del noto pittore surrealista. – Fermi!- avrei voluto gridare – Siete scomparsi tutti? Dov’erano finiti i sorrisi? Lo so già. Nessuno mi avrebbe degnato di risposta. Tacqui, prima di parlare. Il verde tardava a comparire e nell’attesa, mi mancava quello schizzo di emozione della mano stretta di un bambino al dito della mamma, nell’intento di attraversare la strada, come lo sguardo accattivante di un cane, curioso, che si gira con le orecchie basse, annusandoti l’orlo dei pantaloni. L’attesa era rimasta: solo monotonia nei toni del grigio. In quel momento, affondai le piante dei piedi dentro le scarpe, quasi a voler provare la rassicurante sensazione di essere, ancora, ben salda a terra. Non avrei voluto scomparire anch’io, neanche per sbaglio, senza accorgermi di esser diventata, soltanto, la maschera di un guscio vuoto. A quel pensiero, uno schiaffo di vento scoperchiò il tetto sicuro, del mio ombrello viola. No! Quell’ultimo tocco di colore che se ne andava, rincorso da una folata cristallina, espressione di una natura, risentita dall’udire i soliti discorsi. Lo guardai, andare via. Poco da lamentarsi: quel bel colore avrebbe rallegrato altre zone, dopotutto. Ne conclusi che il rosso, in fin dei conti, non avrebbe potuto durare per sempre. Voltai pagina! I tetti tornarono ad essere rossi, gialle, le pareti dei palazzi. Dei ragazzini giocavano a pallone, in lontananza. Non mi stavano facendo vedere quello che più mi piaceva, stavolta. Il vento aveva fatto, davvero, il miracolo. Il cielo assunse i toni dell’azzurro. Il pavimento della piazza tornò ad esser dipinto di fantasia.

Ilaria D’Adamio

I commenti sono chiusi.