LA RAGAZZA DALL’ORECCHINO DI PERLA

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

LA RAGAZZA DALL’ORECCHINO DI PERLA di ILARIA D’ADAMIO
Suggestiva, era l’immagine del dipinto che andava prendendo forma. Un pittore di strada stava eseguendo la sinfonia di colori della sua opera, regalando ai passanti un momento indimenticabile. Sfumava con delicatezza l’incarnato di una delle donne, più celebri del Seicento. Il volto, ripreso da dietro, voltato di tre quarti. Le labbra carnose ed appena socchiuse. Gli occhi sgranati e languidi, colti di sorpresa, per esser stata scelta come modella. Il copricapo di un azzurro argenteo, terminava con punte dorate. Non vi era capello alcuno che fuoriuscisse dal copricapo che, potesse gettar confusione, anche solo per un istante, sulla fronte distesa della fanciulla, quasi provenisse da un altro mondo. “La sensualità dell’innocenza”, l’avrebbero definita i posteri, rimandando all’orecchino che pendeva dall’orecchio sinistro: una goccia di perla, posta a sigillo della purezza che doveva essere preservata. – Argomenti che all’epoca di Vermeer valevano ancora!- pensò tra sé, la ragazza di passaggio, stropicciandosi il pendente, attaccato all’orecchio. Estasiata da quella visione, concluse, così, il suo ragionamento, facendo per proseguire la sua camminata. In quel preciso istante, il pittore staccò le mani da terra e con un gesto repentino, alzò la testa nella sua direzione. L’artista goffo e dall’apparenza attempata sembrava essere cieco. – Sei tu! Non scappare, sono secoli che ti sto cercando! La ragazza deglutì, stordita da quella affermazione, restando immobile, in silenzio. – Ti stavo aspettando. Sapevo che saresti passata prima o poi e che non mi avresti riconosciuto. L’uomo stava parlando proprio a lei, non v’era ombra di dubbio. Chi poteva, mai, essere quel pittore? Un pazzo, forse, convinto di appartenere ad un altro tempo? Le chiese di avvicinarsi. Non appena la ragazza varcò la soglia del dipinto, lui le afferrò la mano in maniera gentile. Le accarezzò le dita. L’uomo aveva le mani marmoree, nonostante avesse sfregato, per ore, i polpastrelli sui colori. Passarono pochi istanti e i due scomparirono come un ologramma. La folla rimase sgomenta, di fronte a quella scena. La ragazza non sapeva spiegare perché tutta quella gente dovesse agitarsi tanto, di fronte ad un semplice quadro. Tanta confusione solo per un pittore e la sua modella, che si erano volatilizzati nel nulla?
Non c’era da scandalizzarsi! La ragazza era consapevole di essere ancora lì, mentre guardava il pubblico sorpreso. Erano gli altri che non riuscivano a vederla. Immaginava già, i titoli dei giornali del giorno dopo: “Ragazza del pubblico deglutita da un quadro, con pittore!” Che assurdità! Quante persone scomparivano ogni giorno, senza che nessuno reclamasse la loro dipartita. Non significava che fossero morti. Era stata graziata, la ragazza, perché aveva già superato il suo personale, inferno terrestre e risalendo lentamente per il purgatorio, aveva trovato un varco spaziotemporale. Era esplosa tempo prima, portando con sé tutte le persone care, assorbite dal suo raggio d’onda, che avrebbero continuato a vivere, con lei, nei mondi, in cui si sarebbe ritrovata. Le avevano permesso di vedere, riuscendo, così a risvegliarsi in un’atmosfera più pacifica. Il trovarsi lì, per caso, era stato solo una parvenza. C’è poco di casuale, in ciò che capita. Che fosse stata rapita dagli alieni? Era stata, semplicemente richiamata dalle sfere superiori. A quelle altezze appartenevano le vibrazioni celesti, gli avi illustri, gli incontri delle vite passate, un futuro più felice ed una conoscenza, concessa a pochi. Il mondo di Sophia stava lì, ad osservare i suoi passi. La ragazza doveva appartenere, probabilmente, ad una dimensione più alta rispetto a quella strada, anche se non era dato sapere ancora, quale fosse. Tutto il resto dipendeva dalle orbite dell’anima: più essa è cristallina, più è attratta dalla luce. E’ un fattore decisivo, deciso alla nascita, lei, non avrebbe saputo aggiungere altro. Il suo viaggio continuò. Il quadro rimase intatto sulla strada, a testimoniare che la finzione dell’arte è più vera, spesso, della realtà.
Ilaria D’Adamio, nata a Firenze il 27/11/1975. V.le A. Guidoni, 23 50127 Firenze Cell. 3408248929 e-mail: i.dadamio@gmail.com
Firenze, 11/02/2014
DICHIARAZIONE PATERNITA’ DELL’OPERA E PRIVACY:
La sottoscritta Ilaria D’Adamio dichiara che le opere presentate, sono frutto del proprio ingegno e ne detiene la paternità letteraria: “La Ragazza dall’Orecchino di Perla”- Sezione A “Ai confini della realtà”. In fede, Ilaria D’Adamio

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