GLI UOMINI NON SONO TUTTI UGUALI

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

Firenze- “GLI UOMINI NON SONO TUTTI UGUALI”…un’affermazione che risuona come una insolente provocazione e che vuole indurre ad una più profonda riflessione sul Principio di Eguaglianza comunemente conosciuto.

Occorre risalire ai tempi della nascita delle prime Carte dei Diritti, risultato di aspre rivoluzioni dal XVII-XVIII-XIX (Inghilterra, Stati Uniti d’America, Francia, Italia per citare le più note) e sui cui principi furono correttamente fondate le Costituzioni Moderne, per comprendere il contesto da cui emerse un principio di siffatta importanza.

Che cosa significa che “gli uomini non sono tutti uguali”? Ogni essere umano ha un’identità ben precisa, singolare ed irripetibile, quella che comunemente si denota con il termine “identità”. Identità rispetto a che cosa?
Identità rispetto a se stesso (prima di tutto), alla sua natura, alla sua provenienza, alla sua storia ed al suo particolare sviluppo, perseguito attraverso fatti concreti e risultato del personale e proprio, pertanto “libero” arbitrio (capacità decisionale).
Ne consegue che non esiste e non può, né dovrà mai esistere “un uomo identico ad un altro”, “un uomo uguale ad un altro”: ogni uomo è INSOSTITUIBILE!

L’affermazione dell’UNICITA’ ed IRREPITIBILITA’ DI OGNI ESSERE UMANO, COME PRINCIPIO INDIVIDUATIONIS HOMINIS potrebbe apparire ad una prima lettura oggi anacronistica, quanto scontata, mentre al contrario, la necessità di ribadirne il significato sostanziale punta il dito direttamente contro le derive politiche, economiche e sociali in atto a livello globale.

Occorre fare un passo indietro per inquadrare meglio il discorso:

Abraham Lincoln, il 19 novembre 1863 pronunciò le seguenti parole:
LA DEMOCRAZIA E’ IL GOVERNO DEL POPOLO, DAL POPOLO, PER IL POPOLO
DEMOCRACY IS THE GOVERNMENT OF THE PEOPLE, BY THE PEOPLE, FOR THE PEOPLE
(A. Lincoln, dal discorso per l’inaugurazione del Cimitero Nazionale Militare a Gettysburg, 19 novembre 1863).

Tale discorso individua nella DEMOCRAZIA, la forma di governo che al meglio rispecchia la sostanza eterogenea e fluida (in continuo mutamento) della società civile, quando essa riesca a rispettare TRE REQUISITI:
1- LA SOVRANITA’ appartiene al POPOLO (il governo -inteso in senso lato, come forma di stato e non mero esecutivo- è DEL POPOLO e proviene DAL POPOLO)
2- IL PRIMO E ULTIMO FINE del governo (inteso in senso lato, come forma di stato e non mero esecutivo), i suoi risultati dunque, sono PER IL POPOLO.
A. Lincoln cita ben TRE volte, la parola POPOLO, (insieme di cittadini costituenti una nazione) come a voler sottolineare la struttura che deve essere propria di ogni democrazia e cioé, CIRCOLARE, INDIVIDUANDO L’ORIGINE, IL MEZZO ED IL FINE DELLA DEMOCRAZIA NEL POPOLO.
Questo significa che l’esigenza che deve muovere il potere rappresentativo (ove istituito) proviene dai bisogni e dalla salvaguardia delle libertà di ogni singolo cittadino, che è chiamato attraverso il suo lavoro a concorrere a migliorare la società di cui fa parte e a cui sono resi i risultati degli sforzi e del progresso intrapresi dalla democrazia stessa.

Che cosa succede oggi?
E’ sempre possibile parlare di democrazia, quando:
la SOVRANITA’ che appartiene al POPOLO (garantita dalle carte costituzionali) è sempre meno esercitata, i governi sono sempre più spesso imposti dall’alto, piuttosto che eletti direttamente dai cittadini.
Le questioni di merito su cui i cittadini sono chiamati ad esprimersi, esercitando il loro diritto di voto, sono sempre più spesso lontane dai bisogni reali della società civile di cui essi fanno parte.
I risultati in termini di progresso e di ricchezza tornano sempre meno AL POPOLO.

Non si assiste ormai da tempo al ribaltamento reale della sovranità economica, al posto di quella politica, del paradigma della comunicazione (parole non per forza ancorate ad un significato sostanziale) al posto della dialettica politica (parole che dovrebbero divulgare contenuti di sostanza), ma soprattutto AL TRIONFO DELLA PROMESSA VIRTUALE, al posto dell’impegno REALE DI SOSTANZA?

Se e quando a dominare è l’UNIVERSO VIRTUALE, basato sul paradigma “Se appaio, ci sono, dunque esisto”, a discapito del-pare- sorpassato e già a sua volta limitante, cartesiano “Cogito, ergo sum”(Penso, dunque sono), non c’è da sorprendersi che le DEMOCRAZIE ENTRINO IN CRISI, per il motivo semplice che è messo in crisi il loro minimo comune denominatore, chiamato POPOLO.

Occorre, dunque, tornare a prendere coscienza che IL POPOLO non è soltanto un nome, non è soprattutto e soltanto un insieme numerico di identità non ben determinate, magari create ad arte con finti account su vari social network.

POPOLO, al contrario, “rappresenta” un ben determinato NUMERO DI PERSONE IN VITA, L’UNA DIVERSA DALL’ALTRA, OGNUNA APPARTENENTE AD UNO STATO e OGNUNA DI ESSE,  REALE (IN CARNE ED OSSA).

Quando a trionfare sarà il REALE sul virtuale, la PERSONA sulla massa indistinta, la DIFFERENZA (e non la disuguaglianza) dei SINGOLI ESSERI UMANI e non il livellamento verso il basso di una massa non contraddistinta di esseri, le soluzioni di FATTO ai problemi e non solo le PAROLE, allora si potrà TORNARE A PARLARE di POPOLO e dunque di DEMOCRAZIA.

E’ per questo motivo che è fondamentale sottolineare la DIVERSITA’ DI OGNI SINGOLO UOMO DALL’ALTRO, al fine di affermarne l’UGUAGLIANZA, come base di partenza uguale per tutti di sviluppo nelle tre sfere (fisico, intellettuale e spirituale) che appartengono ad ogni essere umano, come rimozione degli ostacoli che limitano tale sviluppo reale e dunque tutela delle libertà individuali che appartengono ad ogni individuo/ essere umano. (ART.13 della Costituzione Italiana recita: LA LIBERTA’ PERSONALE E’ INVIOLABILE).

Risposte alle possibili critiche:
– di natura giuridico-politica: la presa d’atto della DIVERSITA’  di ogni essere umano dall’altro, è a garanzia CHE DAVVERO LA VITA, LA LIBERTA’ E LA RICERCA DELLA FELICITA’ siano RICONOSCIUTI COME DIRITTI INALIENABILI DI OGNI ESSERE UMANO.
Essa alimenta la CRESCITA della RICCHEZZA del soggetto e della società, attraverso il LAVORO e la RICERCA REALE DI CONTINUO MIGLIORAMENTO, rese possibili dall’esercizio del LIBERO ARBITRIO dell’INDIVIDUO.
Le diseguaglianze devono essere combattute al fine di dirimere gli ostacoli alla libertà personale e dello sviluppo della persona, facente parte di una società.
Al contrario, qualora si continui ad affermare soltanto che “tutti gli uomini sono stati creati uguali”, come nel Principio d’Uguaglianza espresso per la prima volta da Thomas Jefferson sotto dettatura del fiorentino Philippe Mazzei, e contenuto all’interno della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America del 1776, si dà adito al fraintendimento che ogni uomo sia potenzialmente sostituibile con un altro, come se ogni uomo fosse identificato in modo riduzionistico solo con il proprio patrimonio genetico e dunque, fosse improvvisamente
ripetibile, in una parola “clonabile”.

Non occorre citare i numerosi risultati ottenuti in campo scientifico per capire che l’uomo non è riducibile ad una semplice stringa di codice genetico: l’essere umano, la sua mente, il modo di codificare le informazioni di tutti i tipi, la sua coscienza, infatti, sconfinano i limiti posti da una combinazione di geni (DNA), oltrepassando l’universo fisico/biologico.

L’intenzione del presente post è un richiamo a valorizzare le differenze esistenti tra ogni individuo che, ove e quando omesse, possono dare adito a credere che “la persona singola” sia sostituibile con una sua “replica alfa-numerica” genialmente (in senso dispregiativo) realizzata.

Ribadire il VALORE della DIFFERENZA ED INSOSTITUIBILITA’ DI OGNI ESSERE UMANO diventa in questo senso un passo avanti enorme nel garantire I DIRITTI INALIENABILI DI OGNI ESSERE UMANO.

 

 

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