FABBRICA EUROPA I MURI ANIMATI DI ZIMOUN
Articolo scritto da: Ilaria D'AdamioUn’indagine sulla dinamica dello spazio, il cui movimento si traduce in suono.
Fabbrica Europa con il sostegno dell’Istituto Svizzero di Roma ha presentato l’evento del giovane artista bernese Zimoun (1977), “80 PREPARED DC-MOTORS, COTTON BALLS, CARDBOARD BOXES “.
“Sculture sonore pulite, eleganti, che combinano elementi visivi, acustici e spaziali, in un’opera d’arte del tutto equilibrata. Utilizzando di sistemi meccanici semplici e ben concepiti, il lavoro di Zimoun trasforma e attiva lo spazio”: questo il commento della giuria del Premio Ars Electronica 2010 di Linz.
Gli elementi strutturali dell’installazione sono delle semplici pareti modulari, composte di scatole di cartone aperte. Centinaia di bacchette, ciascuna collegata ad un motorino, battono asincrone all’interno dei cunicoli, individuati dai cartoni, realizzando un moto oscillatorio.
L’indagine mette alla prova lo spettatore e chiede risposta alla eco di tali fruscii meccanici.
Da dove arrivano? Come si compongono?
Eppure niente si muove!
Questo è vero, ma solo in apparenza. Le vibrazioni generate dalle bacchette generano, infatti, raggi di onde che si propagano in maniera stocastica, invadendo e confondendo la percezione dell’osservatore.
Suoni irregolari, pulsazioni casuali, benché originati da movimenti meccanici, derivano dalla presa di coscienza che il totale udito non è mai uguale alla sommatoria dei singoli rumori.
Nasce da qui una riflessione che esplora lo spazio oltre le canoniche 3 dimensioni, all’interno delle quali l’essere umano è abituato a collocare i fenomeni esperiti.
Colpisce, come l’aspetto cinetico dell’installazione derivi dalla complessa semplicità di queste opere.
L’ambiente spaziale si ricostruisce come zona visiva e sonora, portando alle estreme conseguenze l’eredità dell’esperienza minimal a seguito del post-moderno, gli interrogativi della dimensione installativa in arte, celebrando l’era post-elettronica e la sua ambigua relazione con l’automatismo.
Le superfici del suono di Zimoun sono espressamente concepite in maniera architettonica.
Non è un caso che il progetto derivi dalla mente di quest’artista, che già nel 2003 insieme al graphic designer Marc Beekhuis fondò LEERRAUM, una piattaforma per lo scambio creativo tra artisti, designer, architetti che esplorano forme e strutture, basate sui principi riduttivi e su un uso attento ma radicale dei materiali.
Ritmo meccanico e flusso in sistemi preparati, generano forze di cui si indagano le linee vettoriali, che, stratificandosi, sembrano produrre infiniti sistemi matrice.
Ne deriva un display ossessivo di materiali semplici e funzionali, che realizzano delle tensioni fisiche e cromie acustiche, per rimandare all’interrogativo sul cognitivismo umano, non lineare e agente in dimensioni connettive stratificate, partendo dai modelli ordinati del Modernismo nell’arte, per confluire nell’entropia della vita.
Pubblicato su Artitude.eu il 22/05/2012
©Andrea Paoletti Photos
©IlariaD’Adamio_RiproduzioneRiservata




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