CONTROVERSES. UNA STORIA GIURIDICA ED ETICA DELLA FOTOGRAFIA:INCONTRO CON OLIVIERO TOSCANI

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

Virginal Love torna a far parlare di sé.

Attraverso le parole del suo autore un invito CONTRO… qualsiasi forma di censura.

Oltre duecento persone hanno affollato il salone dell’Istituto Francese di Firenze, venerdì 8 aprile, per l’incontro con il maestro indiscusso e più discusso della fotografia italiana, Oliviero Toscani, nell’ambito della mostra organizzata dal MNAF, Controverses. Una storia giuridica ed etica della fotografia.

Troneggia sul palco la foto scandalo Amore Illibato, i cui non-colori bianco e nero animano la scenografia di un confronto non privo di contrasti.

Dopo un’interessante ricostruzione e doverosa presentazione del contesto dell’esposizione CONTROVERSES, che ha il precipuo intento di riproporre la storia degli scatti che hanno suscitato nel corso del tempo dibattiti controversi, divenuti talvolta scontri, così forti, da trasformarsi in immagini bandite, il microfono è ceduto all’ospite d’onore.

Un punto di domanda domina incontrastato dietro al PERCHE’, sia stato necessario ricorrere alla proibizione della fruizione fotografica.

Toscani ci conduce all’interno di una prima descrizione della eventuale differenza che possa sussistere tra fotografia e fotografia pubblicitaria.

Spesso la distinzione inizia quando, per immagine fotografica d’autore s’intende lo scatto fine a se stesso di un soggetto realizzato attraverso paradigmi diversi, a seconda che si tratti di reportage sociale di viaggio onirico o virtuosismo tecnico, inserito nel puro gioco di stile.

Pubblicità, generalmente associata al niveau degradante della categoria di prodotto, ha storiograficamente una forza d’impatto maggiore sul pubblico, forse perché diffusa in maniera seriale attraverso i tanti mezzi di bombardamento mediatico, ma finalizzata a parlare di un oggetto “da vendere”, pertanto, considerata fotografia meramente subordinata ad una finalità di commercializzazione.

Esiste un MA, tuttavia…Popper fu una delle voci più eminenti a parlare di pubblicità come unico contenuto interessante, veicolato dai media, nel XXI secolo. 

E Oliviero attraverso le sue immagini ci fa muovere un ulteriore passo in avanti: la fotografia anche legata ad un brand, supera il fine del suo concepimento consumistico, quando sovrasta il marchio veicolando un messaggio proprio.

Comunicazione che nasce con uno scopo e finisce per elevarsi a icona di contenuto, abbandonando le vesti del linguaggio pubblicitario, o liberandosi dalle sue regole compositive e persuasive, per cedere alla categoria della pura percezione. Stabilisce un nesso diretto con lo spettatore, parlando al suo lato nascosto ed ingabbiato, irrazionale e per questo universale.

Come puo’ essa stessa non definirsi arte? Sgombrato il campo da questo primo retaggio culturale, o ortodossia virtuale ci troviamo di fronte al problema di ciò che “si può” e “non si può” dire.

Molte delle campagne pubblicitarie di Toscani sono state oggetto di Censura, ricordiamo quella per il marchio d’abbigliamento Ra-Re, dell’azienda Flash & Partners, che ritraeva una coppia di uomini in diverse situazioni di vita quotidiana, in espliciti atteggiamenti omosessuali (Toscani dixit: “grazie alle mie foto finalmente due uomini sono stati capaci di concepire un figlio”) come l’altra bocciata dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria, per Nolita Pocket, abbigliamento per bambini, che inquadrava una bambina in atteggiamenti da donna, come il tenere un neonato tra le gambe.

Nel 2007 la campagna choc contro l’anoressia, fotografando la modella e attrice francese Isabelle Caro, malata di anoressia, che all’età di 27 anni pesava 31 chili per 1,64 di altezza, morta il 17 novembre 2010. Gigantografie 3x6m, raffiguranti il corpo della Caro devastato dalla malattia.

Anche qua le reazioni furono opposte e divise dal lato di chi si trovava a sostegno dell’iniziativa (l’allora ministro della Salute Livia Turco, Giorgio Armani, Roberto Cavalli, la coppia Dolce & Gabbana) e chi contro (l’assessore del Comune di Milano Tiziana Maiolo, il Codacons, la senatrice Mariella Burani Procaccino-Pdl).

Poi è arrivata la volta del Calendario 2011 del Consorzio Vera Pelle Italiana Conciata Al Vegetale: 12 pubi per ogni mese dell’anno ed in primissimo piano, biondi, rossi, bruni, corvini di altrettante donne non pervenute all’appello.

Forse“, aggiunse il fotografo, “la società ha dei forti complessi su questo, ma ce l’ha persino la mamma. Tutto il sexy, di solito, è sempre ciò che c’è attorno, un controsenso, perché tutte le donne sono belle proprio lì. Giovani, meno giovani, bianche, nere, perché la natura non ha passaporto e non chiede passaporto“.

 Un’attività spregiudicata agli occhi dei più, che pensano che il fotografo ami andarsi a cercare polemiche. Tuttavia proprio il suo sguardo etichettato iconoclasta, choccante ed irriverente nel 2007 gli ha valso il riconoscimento di Creative Hero da parte della prestigiosa agenzia Saatchi & Saatchi.

 Toscani non ha dubbi, occorre capire che cosa è la fotografia.

La fotografia cattura ciò che è!” sostiene, pertanto non è possibile sbagliarsi o prendersela con l’immagine realizzata, in tal caso forse è la realtà a non piacerci.

Indipendentemente dal fotografo un obiettivo puntato su un pezzo di mondo, riproduce esattamente ciò che è stato inquadrato.

Ironicamente coinvolge il pubblico chiedendo se c’è qualcuno che ha mai avuto un problema con la propria fototessera. Probabilmente la maggioranza, ma ciò non dipende altro che dal fatto di essere abituati a vederci in movimento nello spazio-tempo.

La visione del fermo-immagine è una visione statica: la macchina impressiona comunque quello che è, il problema del riconoscimento segue, ed è un errore che attiene alla percezione umana.

Se interpretassimo in senso lato questo banale esempio, potremmo riflettere in maniera più chiara sulla pertinenza di dover censurare la fotografia.

In parte questa arte puo’ dirsi onorata dell’attenzione suscitata da sempre, seguendo un po’ la filosofia dettata dalla celebre frase “l’importante è che si parli di me”, poiché sottolinea il suo incredibile potere di riecheggiare nella mente anche a distanza di tempo, potendoci riferire ad una notizia, un evento storico, politico o ad un concetto, estrapolato dal privato, dal sociale, ma che comunque e sempre, si fa indagine sull’umano.

Chi ricorda la foto del carro armato e del bambino o dello studente in piedi di fronte al carro armato? La platea ricorda.

Ma ricorda a quali eventi tali immagini di guerra siano legate?

A dimostrazione di ciò è la comprensione, che l’immagine fotografica ha un impatto più forte e genera un ricordo vivido, talvolta lontano dal contenuto stesso degli eventi, come la guerriglia tra Israele e Palestina o la rivoluzione di piazza Tien an men del 1989.

Toscani cita a questo punto l’aneddoto legato alla foto Guerrillero Heroico di Alberto Korda, realizzata all’Avana il 5 marzo 1960, durante il funerale per le ottantuno vittime dell’esplosione della nave La Coubre. Korda, mentre attendeva di fare delle foto a Fidel Castro, che stava parlando dal balcone, seduto all’interno dell’ingresso lungo 12m del Palazzo del Governo, puntò la sua Leica, verso l’atrio delle scale, cogliendo Che Guevara che salito ed attonito sembrava riflettere sul da farsi.

Un attimo, uno scatto e venne immortalato un istante d’incertezza che ha fatto storia più di qualsiasi libro.

Che cosa sapremmo oggi di questo evento, se a Korda fosse stato impedito di entrare?

Cosa penseremmo se le strade delle nostre città venissero rese asettiche e liberate da qualsiasi immagine, anche pubblicitaria? La fotografia diventa storia e ambientazione della nostra crescita. In un mondo dove i limiti sono minori, l’evoluzione del pensiero segue maggiori stimoli.

Immancabile una boutade versus il sindaco di Firenze, Matteo Renzi e la sua ordinanza che dimezza gli spazi pubblicitari prevedendo che “gli impianti pubblicitari e la pubblicità esposta non devono avere contenuto ed immagini rappresentative di violenza fisica o morale, nonché lesive del decoro, offensive delle convinzioni morali, civili e/o religiose delle appartenenze di genere, culturali e nazionali della persona”.

Toscani ribadisce come libertà non significhi condivisione dell’immagine OSCENA e/o che offende il senso del pudore. Occorre, tuttavia e sempre, fare i dovuti distinguo e non eliminare l’argomento a priori sulla base di un superficiale e contingente senso comune. Questo per continuare a mantenere la curiosità dell’essere giovani dentro e non far sì che i giovani nascano vecchi. Questo per evitare di tingere la vita delle persone di illusorietà e edulcorata visione della realtà attraverso il trionfo dell’ipocrisia e l’eliminazione di ciò che puo’ talvolta essere scomodo, proprio perché profondamente vero.

Così facendo, bandendo, cioè, la pubblicità che viola il decoro, “Siamo di nuovo ai ‘braghettoni’, quelli che mettevano agli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina”e nessuna grande novità e crescita artistica o sociale sarà più ammessa, perché soffocata sul nascere, da un concetto posticcio di ciò-che-è-male.

Firenze non puo’ censurare per tornare agli albori del passato, dove già Brunelleschi ebbe la possibilità di costruire la cupola del Duomo, opera all’epoca impensabile.

In conclusione la classificazione di ciò che offende o meno il senso del pudore corre sempre su un filo sottile e se è giusto valutare, non è sicuramente corretto etichettare attraverso operazioni che ricordano certe esperienze di definizione di entartete Kunst.

La consapevolezza più grande sarebbe raggiungere l’assioma che non esiste produzione umana che possa definirsi oggettiva.

La scrittura di un libro, l’esperienza vissuta, il progresso scientifico, la giustizia: non esistono assoluti indeclinabili, poiché ogni umana certezza è costruita sulla base di una condivisione di regole pre-dette e pre-scelte, sulle quali sono state selezionate le linee guida da seguire e di conseguenza gli objects di cui è lecito parlare.

Non che la fotografia non possa manipolare la realtà e gli avvenimenti, ma questo sta nel limite dato dall’interpretazione, dell’autore come dello spettatore.

Se la società si muovesse nell’educazione alle regole dell’interpretazione soggettiva, vi sarebbe maggiore critica e tensione verso l’obiettività.

Non ci sarebbe da preoccuparsi della difesa dello sguardo dello spettatore.

Procedendo per negazione ci dovremmo soffermare meno su ciò di cui è lecito parlare e molto di più su tutto ciò che non è mai stato raccontato, di cui evidentemente si è perso memoria, ignorandone l’esistenza.

©ILARIAD’ADAMIO_RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su Artitude.eu il 13/04/2011

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *