“Coltelli” di Ilaria D’Adamio
Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio“Coltelli” di Ilaria D’Adamio
Subì la lama tagliente del non sapere del “mondo”, l’ipocrisia della superficialità e dell’interesse, l’ignoranza della volgarità nella parole, tradotte in malignità fine a se stessa che si erge a giudizio ed emargina a diverso. Subì gli strappi dell’incomunicabilità paterna. L’antitesi tra il senso del dovere pratico e la volontà di protezione. Il soffocamento della sua algida non reazione. Subì gli schiaffi dell’estremo scacco della vita. Essenze mancate per sbaglio rispetto alla loro bellezza. Subì la violenza dell’esser possessivi, dell’uomo bambino che prosciuga il dare per ovviare all’ incapacità di risolvere le difficoltà della vita. Di chi assorbe tutta la fedele energia sostituendo lei, alla madre, primo esempio di donna mancante e sbagliata.
Colei che gli inferse le peggiori ferite, di riflesso al suo inconsapevole egoismo complessato. Una regola, che esercitò lei per prima, gli insegnò ad avere sempre ragione,formandolo alla formula che: “chi aggredisce per primo, nel combattimento, vince!” Trasformò l’amore, poi, nell’amico maschio con cui competere con l’aggressività di una scazzottata quotidiana per i lunghi anni della loro convivenza. Con la totale assenza del limite fisico e la facilità del vincere per supremazia di forze. Senza motivo procurato, se non per il sostegno di un amore sfruttato. Con l’uso della strategia e istigando alla gelosia, uccise qualsiasi forma di complicità, da lei sempre cercata e ricevuta solo a tratti. Con l’estrema ratio compulsiva ed invadente di escludere in ogni caso il suo pensiero, di mancare di rispetto all’anima ed ai suoi prodotti. Alla ricerca di dominare, sino ad annullare, qualsiasi risultato del suo fare, del suo dire, del suo pensare. Lei… Lottò, lottò e dopo lo scontro fisico visse in una capsula impaurita.
Comprese, poi, chi fosse il più forte sul terreno di battaglia, in un gioco puro di cui non accorgendosi, aveva solo accettato regole malate. Reagì sdoppiandosi nell’interiorità più profonda, restando fedele nel corpo, ma ormai mancante ed infine totalmente assente. Giustificò ciò, che non si deve, per amore, con l’intento estremo di tirar fuori la parte più bella di un’anima cresciuta storta, ma piena di qualità. Lo protesse da se stesso, facendosi scudo per lui nella vita, ma dopo la quiete, di nuovo, alla schiena, la coltellata dello stesso atteggiamento, che assunse volti, diversi di volta in volta. Esercitò ruoli che le furono assegnati e mai da lei richiesti, per aiutare una persona a sviluppare l’altro lato, quello in ombra, ma più lucente che avevo scorto all’inizio e al quale aveva destinato troppo amore, litigando, aggredendo a sua volta per autodifesa estrema, spiegando, facendo leva sulle corde nascoste, ma esistenti.
Ma Soffrendo in silenzio, Perdendo se stessa, Morendo più volte, Restando essenza e mai più donna, tenendosi tutto dentro. In quel momento, la beffa estrema: neanche più odio, scaturiva in lei. Solo un estremo prolungamento del voler bene, per il senso di protezione di lui dalle sofferenze della vita. La sua anima, proprio in quell’istante, era volata via. Nessuno mai l’aveva reclamata, fino a che non la riprese da sola.
“Coltelli”, scritto di Ilaria D’Adamio tra Marzo, Aprile, Maggio 2013, ha ricevuto la Segnalazione del PREMIO CITTA’ DI GRAVELLONA TOCE- “EMOZIONI DI DONNA”- 2°Concorso di narrativa breve indettodall’Assessorato alla Cultura del Comune di Gravellona Toce in occasione della Festa della Donna, il 9 Marzo 2014
Ilaria D’Adamio



