Dreamcity. Il divertimento in tempo di guerra.

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

Zone di guerra. Lunapark. Al Film Middle East Now scatti surreali in mostra. Steketee alla Tethys Gallery. I nuovi Angeli sopra Berlino?

Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?” (Marion – W. Wenders, tratto da Gli Angeli sopra Berlino)

Evento speciale della rassegna Film Middle East Now è Dreamcity, il divertimento in tempo di guerra la mostra fotografica ospitata da Tethys Gallery di Firenze, presentata da Map of Creation Associazione Culturale e realizzata grazie al Supporto dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Firenze e dell’Ambasciata dei Paesi Bassi.

Il progetto firmato dalla fotografa Anoek Steketee, con la collaborazione dei giornalisti Eefje Blankevoort e Arnold van Buggen ha vinto il Dutch Doc Award, il più prestigioso premio fotografico olandese, per l’edizione 2010.

Sconvolgimenti politici, rivolte popolari sedate nel sangue, bombe, totalitarismi, guerre del petrolio, fanatismi religiosi.

Immagini di grande attualità, tornate fortemente a delineare le tristi sequenze di cronaca dei media, in seguito soprattutto agli eventi che hanno coinvolto la Tunisia prima, l’Egitto poi e la Libia oggi.

Cosa succede quando gli amici, i vicini da casa divengono di colpo nemici?

Cosa accade quando da un momento all’altro si leva una cortina reale o metaforica a separare i destini?

Le fotografie di Steketee rappresentano un viaggio per il mondo in giro per tredici amusement park in dieci paesi, tra i quali il Medio Oriente occupa un posto di rilievo.

Si tratta di storie raccolte dal 2006 ad oggi, passando da Dream City(Irak), Lunapark Beirut(Libano), Superland (Israele), Funland (Palestina), Bambino Supercity in Rwanda, Hacienda Napoles & Jamie Duque in Colombia, Anchol (Indonesia), Nahnu & Shimlong (Cina), Turkmenbashi’s World of Fairy Tales (Turkmenistan), e Dollywood (Stati Uniti).

Nasce per caso l’idea del progetto: “la prima volta é stata una coincidenza, nel 2006 a Duhok nel Kurdistan iracheno. Ci ritrovammo in questo Dream City, tra kurdi e soldati americano, sciiti e sunniti, intere famiglie sfollate da Baghdad. Sembravano girare in cerca di una pausa, dalla guerra”.

Quale il nesso tra i luna park e vita quotidiana, e che ruolo hanno nei paesi in cui l’instabilità politica, povertà e guerra scandiscono il ritmo di un tempo che si ripete sempre uguale?

I parchi divertimento assumono lo status di topos definitorio della fuga dalla realtà: luci scintillanti e colorate, decori da fiaba, le aiuole e i prati verdi perfettamente curati.

Una recinzione divide “il mondo delle favole dalla realtà”, spesso una rete metallica, una cortina di ferro che separa un divertimento pre-costituito e controllato dalla sanguinaria legge della strada oltre il confine.

L’ essere umano appare ingabbiato e lo sguardo rassegnato e fermo non valica la rete, ma resta immobile all’interno di un confine permesso, in cui la libertà ed il sogno del futuro sfumano in cartoline da album dei ricordi.

Il sogno é perso e il sorriso immobile incastonano l’uomo in una sorta di limbo rassegnato, dove si ride a comando.

Passando dalla marxiana “La religione é l’oppio dei popoli”a L’oppio é la religione dei popoli, ci viene da domandarci se la droga non sia in questo caso costituita proprio da gli Amusement park?

Reportage del territorio spinto oltre il limite documentario, che si svela indagine umana.

Recinzione di luna park come coscienza frammentata, estremo punto di rottura ed unione di mondi spezzati, come era la cortina di ferro prima del 1989 per Wenders in Gli Angeli sopra Berlino, a divisione dei paesi occidentali dal blocco comunista, e soprattutto assurta a simbolo della separazione della città celeste dalla città terrestre: condizione archetipica o esistenziale della scandalosa condizione ontologica dell’essere.

©ILARIAD’ADAMIO_RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su Artitude.eu il 09/04/2011

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