“DETTAGLI”_Mostra di Andrea Paoletti
Articolo scritto da: Ilaria D'AdamioAccade a Firenze, martedì 14 giugno, l’inaugurazione della mostra di Andrea Paoletti “Dettagli”, presentata dal marchio di design Adele-C e il gruppo Present Art, all’interno dell’appena rinnovato spazio in Via De’ Serragli.
Il reportage è nell’anima di Andrea Paoletti, come la raffinatezza di uno sguardo, capace di astrarre e decomporre l’oggetto inquadrato in entità geometriche, che rimandano ad un quid altro, che va oltre la rappresentazione descrittiva dell’esterno.
Qual è la valenza di tale “quid” per il fotografo? Pura EMOZIONE.
Dopo aver viaggiato per diversi continenti ed in seguito ad una collaborazione con un importante collezionista di arte moderna e contemporanea, Andrea Paoletti, fotografo fiorentino, pare gradualmente affinare la personale ricerca, inizialmente devota a fotografare qualsiasi frammento di realtà, per poi arrivare, come in seguito ad una scrematura, ad una maturazione artistica, a scatti ricorrenti, quali cieli, ombre, dettagli appunto.
Il reportage di viaggio ha levigato la sua sensibilità artistica, rendendola capace di una chiara operazione di sintesi in simboli iconici, che dialogano con tematiche universali dell’essere umano, quanto con l’interiorità, rappresentata nell’effetto dato dalle vibrazioni nascenti di una composizione di punti, linee e superfici.
“Dettagli”, dunque, è un progetto singolo o fa parte di un filone di ricerca che si snoda in più step?
La mostra “Dettagli” nasce direttamente dal primo omonimo libro fotografico di Andrea (Gli Ori Contemporanei ed.). Non si tratta di un progetto singolo, la mia fotografia è orientata su delle tematiche fisse quali i cieli, le ombre ed appunto i dettagli-dice l’autore- Quindi è una continua ricerca che non ha tregua, ogni volta che percepisco uno di questi soggetti a me preferiti voglio scattare.
Il risultato sono immagini, pertanto, realizzate attraverso una tecnica fotografica “semplice”, come sostiene Paoletti, una “fotografia istintiva”, anche se chi scrive, rileva quanto questa si connoti tra le indagini più complesse che esistano.
Esiste un leit motiv tematico che unisce tali scatti, che tuttavia risultano molto eterogenei tra loro, domando allora a Paoletti la loro genesi e se appartengono a momenti diversi della sua ricerca?
Questa è una meta che mi sono posto e mi sembra di essermi avvicinato. Sono foto scattate in momenti completamente diversi, sia come situazioni che luoghi, che possono comunque essere unite tra loro come effettuando una fusione.
E’ impossibile non notare la diversità dei colori, a volte il rosso a volte i toni del blu/grigio?
Ecco che mi domando, perché questo contrasto. Che il rosso sia legato al movimento, e che forse, i toni del grigio siano connessi ad un preciso intento di staticità?
Sembra esista un privilegiare il primissimo piano con tagli angolari, rubati, di particolare intensità emozionale. Quasi un romantico tentativo di spiare la realtà dell’esistenza dal buco della serratura, ingrandendo un dettaglio, appunto, che estraniato dal suo potere rappresentativo e descrittivo, rimandi
ad altro…
La diversità dei colori non è fonte di una specifica ricerca -chiosa Paoletti- anche se ritengo il colore vivo, elemento di movimento, mentre penso che le tonalità più vicine al b/n rappresentino certe specifiche emozioni. La mia ricerca nel dettaglio è puramente emozionale quello che provo io durante lo scatto, è quello che spero venga trasmesso dall’immagine allo spettatore, tuttavia libero di interpretare la foto a suo piacimento. Cerco principalmente di raccogliere nello specifico scatto, ciò che vedo in quel momento, “sento la fotografia”, la sua riuscita, e taglio in macchina. Per me non esiste post produzione: come vedo l’immagine e come sarà lo scatto.
Un estratto del lavoro “Dettagli” è presente in galleria, con immagini di medio grande formato (stampe lambda formato 30×80, 50×70, 70×1000) e l’illusione ottica si cosparge di una magia diffusa nella sala retrostante, in cui la passione di un flamenco è resa dal primissimo piano delle gale orlate di un vestito rosso, da cui emergono le scarpe da ballo intente in evoluzioni di danza.
Atmosfera ammaliante riflessa dalla parete della main room per una serie di fotografie dal forte impatto chiaroscurale. Sono le ombre a definire il taglio del soggetto rappresentato, che puo’ essere un vecchio, saggio testimone dello scorrere del tempo, un bassorilievo di una colonna, effigie ritratta tra due oblique bande nere, che rende un pentagramma musicale dall’intenso rimando storico, come una inferriata in ferro battuto, osservato simbolo di plurime scelte esistenziali, come di indotte prigionie.
Ed il cielo? Varca la soglia dell’onirico, suadente con una perdita di punti di riferimento ed aperture all’emozione del respiro.
Di fronte, la verticalità si staglia attraverso le inquadrature di architetture che vanno in altezza, ma le cui finestre costituiscono uno sguardo sul mondo per il dettaglio di riflettere la città. In contemporanea il contrasto con l’orizzontalità è subito dato, attraverso una macro di un tessuto di moquette di un gradino…che appare texture e particolare nota interiore al tempo stesso.
Questo è Andrea Paoletti, il dettaglio che sorprende e che riesce, giocando con la rappresentazione della realtà esterna a rendere il lato invisibile dell’essere umano.
ILARIA D’ADAMIO



