“7+5” di Ilaria D’Adamio
Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio“7+5” di Ilaria D’Adamio
Il rumore del portone che si chiude meccanicamente dietro le spalle. Passo tumultuoso. Entrai nel vortice mattutino, buttata giù dal letto dalla voce della volontà. Sguardo assonnato, chiuso ancor più dallo schiaffo del freddo gelo. Ero in ritardo, corro, dovevo entrare in ufficio. Girai l’angolo, mi defilai tra i passanti, cercai l’automobile: -Ah già! Ieri sera l’avevo parcheggiata lontano.
Devo allungare il passo, ma la testa é ovattata.
Per riconciliarsi con se stessa, camminava in mezzo alla strada, ignara delle macchine che potevano sopraggiungere.
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…il pensiero guarda avanti: l’auto da raggiungere, la sequenza di automatici gesti appena seduta alla scrivania, i più importanti appuntamenti della giornata. – Spero di non aver scordato niente: chiavi, appunti, bollette, soldi! Ogni mattina la stessa corsa estenuante: – ho la pressione bassa- mi giustificai. L’ennesima scusa per non ammettere che: …non sono adatta al lavoro di ufficio, non abbastanza precisa da mantenere la puntualità, non abituata, probabilmente, a vivere ai ritmi di questo mondo… No, un attimo…i ritmi li mantengo e molto bene, anzi quando mi concentro a fare qualcosa, riesco a dare tutta me stessa… No, tanti penserebbero trattarsi di pigrizia, ma é un po’ diverso…é che non ne capisco il senso. Sì, il senso. Di che cosa? Ma sì, di tutto questo correre…e poi mi dico per che cosa?… Parlavo da sola? No forse no, o almeno speriamo che nessuno mi abbia scorto. Continuavo ad avere il braccio dentro la borsa a tracolla, cercando le chiavi, per non perdere un istante.
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Stavo semplicemente parlando tra me e me (speravo… sempre) …insomma tornando al mio discorso… Il senso di che cosa? Di un muovermi che mi porta a qualcosa, che deve per forza portare a qualcosa… Ma…che a volte violenta a tal punto da non farmi ricordare da dove provengo, le passioni, il senso del mio vivere. Quale alternativa hai? I giovani oggi, non hanno voglia di lavorare…e poi, come mi manterrei? “Devo”semplicemente farlo, dovrà necessariamente portarmi da qualche parte…intanto ricordo tutti i miei sogni, ciò che ho amato studiare, i viaggi animata dall’esperire, dal capire…non é servito a niente? Rumore stridente della puntina che stoppa il disco! Bene, Nicolas, questo discorso lo finiamo qua stamani…magari c’é anche traffico per arrivare a lavoro!
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Asfalto nero nel mezzo della strada, i miei piedi non li vedo neanche. Guardo avanti e lontano… con la testa che guarda indietro, o lontano? Credo di essere passata in mezzo a dei segni bianchi, scritti sul battistrada… Mi gettai la sciarpa dietro al collo, tirai su la borsa sulla spalla, chiavi in mano… L’accesi. Il guidare mi ha sempre alimentato “il ragionamento in libertà”: personale definizione, coniata per esprimere “un volare pensante”, ricco di immagini, personaggi e realtà…anche, ma non necessariamente. Abbasso lo specchietto, mi guardo gli occhi: più o meno arriva a quell’altezza. – Mi curavo di più, perché così slavata?…Guardati intorno e vedi che defilé! Inevitabilmente non ne farai mai parte, ma come fanno? E poi che sguardo triste! Dov’é andato a finire quel taglio, rivolto all’insù, vivo e brillante, ultima estremità corporea, da cui far uscire una certa adrenalinica energia? Occhi che non sorridono…occhi che non si guardano, occhi che non si riconoscono. Così per molti giorni, per molti anni di inseguimento di una perfezione irraggiungibile.
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Ho sempre vissuto in una estenuante ricerca di correzione del mio modo di parlare, del mio corpo, del mio essere, al fine di ingrandire la mente e riuscire ad ascoltare le sensazioni, nelle molteplici gradazioni del sentire e del capire. Non per somigliare a qualcun altro, mai per inseguire un modello, ma forse, semplicemente, per… …rimanere inosservata. L’irrimediabile voracità di questi aspetti mi ha, forse, portato ad oscurarmi? Sì, credo! Sì, perché, cercando di utilizzare ogni momento del mio vivere come un’operazione per tirarsi fuori da una timidezza estrema, strana e soggettiva sino a cercare la pratica della sospensione del giudizio, chi sono diventata? Una calma riserva di saggezza? Dove sono andata a finire? e…se, forse, non fosse altro che la costruzione dell’ ennesimo scudo, a protezione da una realtà fatta di persone ed informazioni che non mi appartengono, con cui non vorrei mai dover avere a che fare?
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La quiete calma dell’accettazione può condurre all’astensione dal fornire la propria opinione e di volerla far trionfare, ma risulta anche una miracolosa arte dell’evitare di scegliere. Evitare la scelta nella vita è rimanere fermi davanti al bivio, dove forzatamente occorre decidere se andare a destra o sinistra. Trovai la via di uscita in una saggia terza via: quella della contemplazione… del bivio! Sì, quella affascinante filosofia orientale che ti suggerisce di conoscere il tuo io prima, di abbracciare entrambe le vie contemporaneamente e magari…
Un fragoroso suono di clacson: mi risvegliai! – Va bene! E magari prendo l’aereo per attraversare quest’ incrocio! Tornai sulla Terra, il tempo incombeva: – Ero in ritardo!
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Un altro giorno. Un OGGI che fu: Tiro giù lo specchietto, mi guardo gli occhi. Noto tutto il volto…il pallore mattutino accarezzato da un velo rosaceo: prima, due dita di rossetto spalmato delicatamente sugli zigomi. Sono in ritardo! La macchina? Lontana. Di nuovo e ancora, cerco vorticosamente le chiavi in borsa per non perdere altro tempo, ma in quel stamani, che fu, la strada l’ho vista: su quello stesso asfalto camminavo, al centro della carreggiata i segni bianchi scritti per terra, si disponevano in linee e numeri ad assumere un significato. C’era scritto: “5+7” … ci camminavo attraverso. Io li stavo vivendo. La mia immagine sfumò da dietro, ma scorgevo ancora un suo movimento…mi girai indietro, guardando all’insù, verso un balcone. Qualcuno dormiva in quella casa. Un bacio volò. – Buongiorno amore!
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La mia continua tensione verso l’infinito era rimasta, come le estenuanti corse, ma, in quel momento almeno, avevo trovato il coraggio di dire: HO SCELTO!
Scritto il 14 febbraio 2010, inserito il 18/12/2013 nella mia raccolta “Cuore di Fiaba: Omaggio imperfetto all’Amore perfetto” di Ilaria D’Adamio
“7+5” di Ilaria D’Adamio
Indice
1. Cuore di Fiaba 2. Proiezioni Mosse 3. 43 Secondi 4. “5+7” 5. Coltelli 6. Barbablù 7. X2 8. Embrace, come abbraccio 9. Alzando gli occhi al Cielo in segno di sdegno 10. Spirali 11. Eclissi 12. In Sogno 13. Lino e i Tre Bicchieri 14. Gaia 15. Lo Strappo 16. Il Cavaliere che sconfisse la Morte 17. Empatia 18. La Scelta
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19. Il Segreto di Au 20. Il Cammino di Psiche 21. Il Principe Ranocchio 22. Lo Specchio Innamorato 23. La Bella e la Bestia 24. Diciassette. Ancora da scrivere 25. Una Stella
SCHEDA LIBRO:
“CUORE DI FIABA” di Ilaria D’Adamio
Che cos’è l’amore? Continua ricerca del sentire in perfetta armonia: semplice, ma non facile, da provare, difficile da realizzare. Per districarsi al di là delle apparenze di ragnatele, intessute ad arte dalla trama della vita, vengono in soccorso, frammenti di poesia e scorie di fiaba, che riecheggiano nel nostro cuore, ricordandoci della purezza. Qualità da difendere, come valorosi cavalieri, per superare le molteplici prove che prevedono scelte complicate, ripartendo ogni volta da noi stessi. Ecco la strada, l’Amore arriverà…
Libro che raccoglie poesie, racconti e fiabe, dedicate al tema dell’amore. Si struttura come un percorso in crescendo, a partire dal suo aspetto tragico, passando per il mistero, sino a raggiungere il niveau ideale.
Da “CUORE DI FIABA Omaggio imperfetto all’Amore Perfetto”di Ilaria D’Adamio_scritto tra il 27/11/2013 ed il 16/12/2013 in versione redux ore 14.55, il 18/12/2013 ore 12.22, 14.00, 14.03 e raccolto il 29/12/2013 ore 00.31_di Ilaria D’Adamio.



