“BIANCOLUCE” di Ilaria D’Adamio

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

BIANCO LUCE di ILARIA D’ADAMIO

Schermo in bianco e nero,
spirali di vite,
repliche monotone si contorcono,
nell’attesa,
corrono veloci,
proiettate nell’assenza:
galleggiamento impari,
di corpi, risucchiati,
nei vortici, disperati
di colpo,
imprigionati,
in griglie elettromagnetiche
di un’esistenza a sedici fotogrammi al secondo.
Buio fu.
Chiuse le palpebre,
visione interrotta.
Luce staccata.
Il regista non si alzò,
seduto,
rimase di spalle.
Scarica avvertita,
mosse la terra.
A ritroso, andava la coscienza,
nella sua intima conoscenza
di intimi paesaggi,
solcati di passaggio.
Nessun ricordo.
Di un sempre, di nuovo,
l’unica memoria.
Elogio alla lentezza,
nelle vibrazioni della coscienza,
a ventiquattro fotogrammi per secondo,
s’accorse,
della bellezza nell’irriducibilità,
di vite diverse,
se non,
nell’armonia, colte.
Riaprì gli occhi.
Schermo bianco.
Solo il profumo di un fiore,
che ad Est, nasce.
Bianco Luce, fu.

Si alzò, il regista.
Opera conclusa.

La sedia vuota ormai.
Alpha, la lettera,
di colori, in musica proiettata.
Sullo schermo, un IRIS.

Di Ilaria D’Adamio

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