LA NASCITA DI UNA NUOVA STELLA, IL II ROMANZO INEDITO DI ILARIA D’ADAMIO

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

“La nascita di una nuova stella – La corsa verso la salvezza” di Ilaria D’Adamio

Tre squilli. La cornetta immobile del telefono pubblico s’ingigantiva di fronte agli occhi attoniti del ragazzo. Un telefono pubblico su una strada desolata di campagna: che stranezza! Qualcuno doveva rispondere.

Dieci minuti prima. Girava la chiave nel cruscotto, ma la macchina non voleva saperne di ripartire. C’era da aspettarselo! Era un usato da rottamare! Indispettito, Axel, tirò un colpo sul volante. Non aveva la minima intenzione di rinunciare alla sua missione. In quel momento, però, sembrava proprio non esserci altra strada che uscire dall’abitacolo, sedersi sul cofano e fumare una sigaretta. Dove si trovava? Guardando a sud, le montagne si aprivano sulla linea dell’orizzonte, scoprendo al centro il serpentone di luci della città di Firenze. In direzione nord, invece, si stagliava il crinale verso cui era diretto. Avrebbe dovuto arrivarci a costo di andarci a piedi. Là si nascondeva l’oro, secondo i suoi calcoli. Abbassò le spalle con gli occhi rivolti alle scarpe da ginnastica, ormai logore. Non aveva abbastanza soldi, Axel, per riuscire a mantenersi all’università e non chiedere niente alla famiglia. La sua era una scommessa per riuscire a farcela da solo. Non avrebbe mai accettato di barattare i suoi interessi scientifici con la vita facile, promessa in cambio del suo cervello impiegato a portare avanti la dinastia bancaria, da cui discendeva. Si era iscritto a medicina, attratto da una sorta di vocazione. Aveva scelto Firenze per distanziarsi dalle abitudini ristrette della città natale di Siena, ma quest’ultimo non era stato l’unico motivo. Era attratto dagli studi di quei filosofi dell’Accademia neo-platonica di Careggi, riuniti intorno alla persona di Marsilio Ficino. Un uomo che stravolse i canoni medievali, ridestando l’attenzione per il ruolo dell’essere umano nel mondo reale. Gettò, così, le basi del Rinascimento. Introdusse a Firenze la tradizione greco-ellenistica che incorporava la saggezza geodetica di Platone e gli studi sui numeri di Pitagora, perdendosi a ritroso sulle tracce di quel Corpus Hermeticum che ebbe come protagonista Ermete Trismegisto in persona, risalendo dalle coste dell’Africa del Nord in direzione Alessandria di Egitto. Axel si era convinto che Firenze racchiudesse dei segreti nascosti abilmente nella simbologia delle sue opere d’arte. Misteriose verità che avrebbero giustificato la misura del suo splendore, non solo come modello di stato, ma inscritte nella perfezione di quelle arti, risultato spesso il viatico per la scienza. Rimase estasiato dalla teogonia greca che narrava l’origine del mondo come una nascita da un caos tumultuoso. “All’inizio fu Voragine…”, che si trattasse di una spirale persa nell’universo in formazione? Un’allegoria per descrivere un profondo buco nero? L’idea di discendere dalle stelle lo appassionava. Era mai possibile che già all’epoca conoscessero i concetti della fisica contemporanea? Una frase su tutte lo colpì in modo irreversibile: “Ciò che sta in alto è uguale a ciò che sta in basso.” Le conseguenze di questa affermazione erano inimmaginabili al più abile degli scienziati moderni, perso nella sua specializzazione. La sete di conoscenza del ragazzo non aveva eguali. Se fosse esistita una porta posta sulla testa di ogni essere umano che aprendosi, avrebbe svelato il mistero della vita, Axel l’avrebbe trovata. Quel varco segreto che collega due mondi: la realtà delle apparenze in cui ognuno è immerso e la
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realtà delle essenze. Due scenari identici nella forma, ma lontani nei contenuti. Accedere al mondo delle essenze di natura eterea ed incorruttibile sarebbe stata la via per capire. Il ritorno alla sfera sublunare, dominata dalla combinazione dei quattro elementi, invece, avrebbe permesso ad anime simili ad Axel di introdurre rimedi sperimentali alla sofferenza ed alla distruzione. La più grande convinzione che il ragazzo coltivava, tuttavia, era che questo passaggio non avrebbe potuto aprirsi che alle anime belle, mosse dal luminoso motore dell’amore. C’era qualcosa che era sotteso alla materia in ogni sua forma e alimentato dall’eccitazione di una prodigiosa tensione verso l’alto. Occorreva eliminare l’impuro per coltivare l’essenza della purezza e scoprire, dunque, quella mirabile corrispondenza nel funzionamento tra il corpo umano e l’universo. Se fosse riuscito a laurearsi, avrebbe potuto cercare di dimostrare la verità complementare tra il sistema tolemaico e quello copernicano: il primo simboleggiato dall’insegnamento domenicano di Santa Maria Novella di ascendenza aristotelica ed il secondo di impronta platonica, simboleggiato dai Francescani di Santa Croce a Firenze. Non avrebbe potuto fare a meno di passare dagli studi sull’anatomia umana che a partire da Leonardo da Vinci dettero vita ad una vera e propria scuola, posta nelle sale dell’università di Careggi, luogo che frequentava con grande interesse. Come fare? Non sapendo a cosa attaccarsi ed essendo nell’età della naia, scelse la scuola allievi marescialli dei Carabinieri, situata in quello che fu il Monastero della Santissima Concezione da un lato ed il complesso di Santa Maria Novella dall’altro. Sorrideva, pensando alle barzellette che gli amici non gli evitarono, quando seppero che sarebbe diventato un brigadiere. Quel servizio militare pagava bene, almeno! Dormiva, per giunta, in una camerata accanto al Chiostro Grande della chiesa. Situazione ideale, ironicamente parlando! Figurarsi, proprio lui che non aveva mai risparmiato critiche alle grasse abitudini della chiesa. Eppure quella era la strada! L’unica per realizzare il suo sogno di laurearsi in medicina e salvare quanta più gente avrebbe potuto. Stringeva i denti il ragazzo. Era necessario che rimanesse il più fluido possibile, flessibile e scevro da schemi mentali restrittivi ed inconsapevoli, generati dall’esperienza e dalla società. In una parola: adattabile come l’acqua corrente. Tale fondamento gli derivò da Bruce Lee che elesse a sensei personale e figura di riferimento, verificando le conclusioni mentali per mezzo del corpo attraverso la pratica del Kung Fu. Corpo ed universo: entrambi viaggiano su orbite circolari! Dove si trovava la via d’accesso? Che fosse stata l’anima? Curioso come, infatti, quest’ultima venisse rappresentata a forma di una mandorla, ottenuta dall’intersezione di due cerchi concentrici. La pittura sacra, almeno, l’aveva rappresentata così. Un flebile vento gli tirò un buffetto sulla guancia e lui tornò a sedere sul cofano della macchina, da cui non si era mai mosso. Intorno a lui solo ciuffi d’erba sparsi qua e là e la desolazione della strada sterrata da cui era arrivato. Non v’era l’ombra di anima viva, se non a chilometri di distanza. Prese il sacco, la custodia del violino e fece per incamminarsi. Stava volgendo alla sera e l’umidità cominciava a pungere attraverso i vestiti.

Ad un tratto udì lo squillare di un telefono. Si girò di scatto. Un telefono pubblico in quel luogo solitario? Qualcuno avrebbe dovuto rispondere. La mano tremante sollevò la cornetta che l’aveva colto di sorpresa. Il rumore di fondo era forte, la chiamata doveva arrivare da lontano.

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Axel restò diversi minuti in ascolto, prima di udire quella voce rauca rompere le righe del silenzio. – Pronto? Alessandra, sei tu? – chiese interrogativo l’uomo. Axel nell’imbarazzo di una situazione fin troppo normale nel suo essere grottesca, fece sentire che qualcuno era lì a raccogliere la telefonata dall’altro capo del filo, tenuto in mano dall’uomo. – Conosce Alessandra Boccherini? – No! Dovrei?– rispose Axel con un filo di voce. La sua preoccupazione salì. – Ho capito! Potrà riferirle un messaggio allora…- fece l’uomo che, nonostante apparisse colto e gentile, lasciava trapelare dal tono di quelle stringate parole di essere gravato da un enorme peso. – Non so, ci posso provare. Quale messaggio? – insisté Axel, adeguatosi ormai all’assurdità della vicenda. – Nessun messaggio. Anzi sì. Le dica: B-a-r-r-a Galvani! Lei capirà! – Barra Calvani? Il riflettore? L’uomo stette in silenzio per alcuni secondi, poi con voce tremolante aggiunse: – Ah! Il riflettore, già! Come ho fatto a non pensarci! – riattaccò. – Pronto? Pronto? Axel rimase turbato dal frettoloso gesto di quella voce misteriosa. Aveva ben due compiti adesso: trovare un modo per far ripartire la sua auto e cercare quella donna. S’incamminò per ricongiungersi alla strada principale. Avrebbe trovato prima o tardi un gruppo di case o un paese! − Il riflettore!- sbuffò tra sé, il ragazzo. Come aveva potuto fare quell’associazione mentale che collegava un nome assurdo con la denominazione ancora usata, per indicare dei particolari tipi di telescopi posizionati in alcuni osservatori astronomici? Ancora più inquietante risultava, tuttavia, che l’uomo gli avesse confermato quell’acrobazia mentale! Che senso aveva tutto questo?

Erano quasi le otto di sera quando Axel arrivò in prossimità del primo gruppo di case. Aveva camminato per circa due ore. Non c’era nessuno per strada. Intravide una porta che sembrava l’entrata di un circolo ricreativo. Nei paesi, si sa, stanno aperti fin dopo cena. Entrò. Al soffitto un neon ad intermittenza dava l’idea di quanto quel posto fosse improvvisato. Alle pareti era attaccato del legno scuro a coprire le macchie di umidità. Nella sala un intenso odore di formaggio fuso rendeva l’atmosfera ancor più asfittica. Il ragazzo si avvicinò al bancone, ma dopo dieci minuti che aspettava non era ancora arrivato nessuno. Nello stanzone c’erano solo due anziani a giocare a carte: era la partita prima di andare a letto. Sembrava fosse passato inosservato anche ai loro sguardi, fino a che uno dei due vecchi si alzò ed avvicinandosi al ragazzo gli chiese se fosse un forestiero. Axel gli rispose che veniva da Firenze per andare sulle montagne pistoiesi, ma che dopo molti chilometri da Prato si era fermato un attimo al lato, su una via a sterro, per guardare il panorama cercando di orientarsi. Arrivato a ripartire, però, la macchina si era bloccata. L’uomo lo guardò stranito e facendolo sentire fuori luogo non esitò a confermargli che era capitato proprio nel luogo più sbagliato, poiché lì non c’era nessun affittacamere dove poter passare la notte ed il primo meccanico, non solo si trovava a quindici chilometri di distanza, ma non effettuava alcun servizio di emergenza notturna.
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Axel si strinse tra le spalle ormai rassegnato a dover dormire fuori al freddo. Prima di uscire gli venne in mente di domandare all’anziano se conoscesse una donna, una certa Alessandra Boccherini. Sentendo quel nome, l’anziano lo richiamò dentro al circolo e cambiò tono, diventando improvvisamente amichevole: – Chi intendi ragazzo, la Dottoressa? – Non so…- poi si zittì. Rifletté un attimo. Se non avesse voluto essere preso per un detenuto scappato dall’ospedale psichiatrico, era meglio evitare di spiegare l’accaduto. Si limitò a dire che, sì, stava cercando proprio la Dottoressa. Le serviva il suo aiuto per delineare la carta di alcune ricerche inerenti un esame all’università. L’anziano dopo avergli fatto il terzo grado, richiamò l’oste del circolo e gli fece portare una zuppa col pane. Guardò, poi, l’orologio e disse: – Suvvia non è troppo tardi, telefono alla Dottoressa e sentiamo se può venire qui. Lei ha la macchina, sai!

Erano già le nove quando arrivò la Dottoressa. Da un’elegante fuoristrada uscì una donna bionda molto raffinata. Entrò nel locale salutando i volti noti, con modi affascinanti che non avrebbero mai fatto presagire che l’occupazione della signora fosse di natura scientifica. Axel si aspettava un personaggio decisamente più semplice e non riuscì a nascondere l’imbarazzo dato da una singolare attrazione che provò per lei, non appena varcò la soglia. Si alzò in piedi e si presentò. La Dottoressa dietro un’accattivante sorriso si dimostrò estremamente sbrigativa e lo invitò a salire sulla sua auto, per recarsi a parlare della ricerca del ragazzo in un luogo più idoneo. Axel la seguì in macchina. Parcheggiarono in un piazzale di una villetta a schiera, ben curata. La donna pareva vivesse lì da sola in compagnia di un cane. Entrarono in casa. Lo fece attendere in salotto per tornare poco dopo con una coperta in mano ed uno spazzolino. − Passerai la notte qui, suppongo!- esclamò la donna senza lasciar adito a riserve – Dormirai qui, il divano è molto comodo. Axel deglutì. L’attrazione verso quella donna cresceva secondo dopo secondo, ma doveva controllarsi. La Dottoressa iniziò a preparargli un tè e cominciò a domandare ad Axel il motivo che l’aveva condotto su quelle montagne. Il ragazzo iniziò a parlare dei suoi studi, del trasferimento a Firenze, dei motivi che l’avevano portato fin lì, ma tutte quelle parole non sembrarono destare l’attenzione della donna. Ad un tratto lei si girò di scatto gli toccò i capelli, spostando i ciuffi corvini dalla fronte e gli dette un bacio. Il ragazzo chiuse gli occhi ed andò in apnea. Fu intenso, passionale: non aveva mai baciato in quel modo, prima di allora. Cosa stava succedendo? Chi era quella donna? Bruscamente lei si staccò e lui ricadde sfiancato sul divano. Non capiva. − Qual è il vero motivo per cui sei salito fin quassù? Il ragazzo cominciò a non capire più niente, poi di colpo ricordò. − Ho ricevuto un messaggio. Una frase da riferirle. A quelle parole la donna che, voltata di spalle, stava versando il tè si girò di scatto. − Che cosa? Che diceva…il messaggio? Nella voce improvvisamente tremante della donna si nascondeva una consapevolezza che cercò di mascherare con un distacco, solo apparente.
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− Due nomi: “Barra” e “Galvani”! − Che cosa? − Una voce, un uomo ha chiesto espressamente di lei. Dice che lei avrebbe capito. Io mi trovavo lì per caso… La Dottoressa girata di spalle alzò lo sguardo verso il soffitto, affranta. Aveva capito. Era giunto il momento. − Ho capito Axel. No, tu non ti trovavi lì per caso. Vieni con me. Lo prese per mano con fare materno e lo condusse nel giardino che si trovava nell’interno della casa, sul lato che guardava le montagne. − Lo sai con chi hai parlato? − No! Perché? Cosa sta succedendo? − Axel erano anni che stavamo aspettando questo momento. Tu sei venuto qui perché stai cercando l’oro, non è vero? − Oddio sì, ma come fa a saperlo? − Sei attratto dalle piante, non è vero? Credi che lì troverai la cura miracolosa per i tuoi pazienti, non è vero? − Lo spero. − Sì, lo so. E’ un pensiero stimabile. Non poteva che venire da un ragazzo che alloggia accanto alla Cappella degli Spagnoli di Santa Maria Novella. Lo sai che io ho lavorato all’Officina della Chiesa? − Credevo fosse un medico. − Qualcosa di molto simile. No, sono una farmacista o meglio, lo ero. Da anni mi sono ritirata qui e…vieni ti devo far vedere una cosa. Si avvicinò ad un albero dalle foglie giovani e turgide di verde. − Non noti niente Axel? Guarda bene! Questa sera c’é la luna che rende tutto più facile. Axel sospirò, preoccupato di fare una brutta figura e guardò le foglie. Notò il raggio di luce lunare bagnare l’epitelio delle foglie, ma non vi trovò niente di strano. – La stranezza che non riesci a vedere è l’oro che stai cercando. La dottoressa sfiorò un ramoscello con un dito. S’illuminò. Un istante dopo iniziò a fuoriuscire un sottile raggio luminoso dal ramo che disegnò il sottile perimetro, poi lo scheletro della fogliolina appena nata. – Hai capito adesso Axel? Il ragazzo restò di stucco di fronte a quella magia! Non smise di fissare la dottoressa negli occhi neanche un istante, incredulo! Cominciò a sentire un freddo strano addosso, iniettato di paura. – Non temere! La prima volta è sempre questo l’effetto, poi capirai! Comunque per rispondere ai tuoi quesiti sugli uomini che sembrano sempre più in preda alla disperazione, alla crisi dell’assenza di lavoro e se discendiamo dagli alieni, ti posso dire che è tutto vero ed è tutto falso. Dipende da che punto di vista guardi a queste cose. Esiste una ciclicità nella storia degli eventi. – E’ la costante che si ripete in un’apparente caos? – Potrebbe darsi. Ricorda l’importanza del punto di osservazione. Axel guarda lassù! Il ragazzo seguì il punto che il dito della dottoressa indicava. Vide una stella brillare. − Ecco quella è la nostra meta. Occorre liberarsi dall’impuro per liberare la purezza. La Terra è in pericolo. Si sta attuando un’alleanza interplanetaria che coopta per la autodistruzione del genere umano.
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Quando si romperanno gli argini, gli equilibri dei meridiani e dei paralleli potrebbero non reggere, la gravità potrebbe non bastare a fermare il movimento dell’asse terrestre. In tal caso si attuerebbe un aumento della velocità di rotazione del pianeta, capace di risucchiare la luna e di far figliare il nostro pianeta. − Figliare? − Sì, potrebbe sdoppiarsi come una cellula quando si divide per crearne una nuova. Quell’asteroide che vedi là in alto è la nostra sola ancora di salvataggio per il momento. − E’ impossibile! Come si fa ad arrivarci? − Axel non è un caso che sei qui. Tu hai un dono. Tu ci condurrai da lei. Il ragazzo restò immobile come un sasso. Gli sembrava di essere sul set di un film di fantascienza, ma la donna pareva esserne convinta. − Lo sai con chi hai parlato prima? Quell’uomo è andato molto vicino a scoprire quella stella, molti secoli fa. Axel prova a toccare il ramo anche tu, per favore… − Con chi ho parlato a telefono? Non mi prenda in giro per favore! Non avrò parlato di certo con Galileo! − Ah! Eppure è proprio così! Non ci credi, vero? − No, mi rifiuto di credere…io…anche se… Axel allungò la mano per toccare il ramoscello. La pianta s’illuminò di una flebile luce lentamente e ricominciò il suo ciclo di produzione delle foglie. − Hai visto? Questa energia non deve andare sprecata. Tu varcherai molte soglie, ma sarà sempre il tuo cuore a decifrare il codice, affinché attraverso quella luce siano veicolate le corrette informazioni. − Io non so quali siano queste informazioni. − Non devi conoscerle. L’energia ti è propria. Riesci ad emanarle perché hai la giusta propensione interna. Il codice risiede nell’amore che scaturisce dalla tua essenza. Non preoccuparti, non sarai mai solo. Anche gli avi verranno in tuo aiuto per riaddormentarsi gradualmente che procederai nella tua ricerca. Sorrise il ragazzo, anche se di colpo si sentì gravato di un incommensurabile peso. − Se vuoi tornare a casa, lo capisco. Ho solo quella bicicletta, però. Se vuoi, puoi prenderla. Axel non trovava le parole, si sentiva pervaso dal timore e dalla grandezza di un’emozione che lo sovrastava. Si trovò con quella bici in mano, salutò la dottoressa e senza neanche accorgersene cominciò a pedalare. – Non sprecare quest’occasione Axel! Ricorda nulla si crea e niente si distrugge! – le gridò dietro la donna che poi aggiunse tra sé: – L’ora è scoccata. Il contagio del risveglio ha avuto inizio con te!

Pedalò in fretta Axel, come perseguitato da un mostro, inseguito dalla velocità dei suoi pensieri, dimentico della sua auto e di tutto quanto era successo fino al momento dell’incontro con la donna. Ad un tratto giunto a Prato si sentì girare la testa. Di colpo un raggio uscì dal suo corpo, quasi a farlo esplodere. Cadde a terra, perdendo i sensi. Si trovava nei pressi del viale Galileo Galilei.

Cosa ne fu di Axel? In molti lo dettero per morto, come se avesse subito un’esplosione nucleare. In realtà il ragazzo si rialzò dopo pochi minuti e ricominciò a pedalare sino alla sua camera in Santa Maria Novella.
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Nel preciso istante in cui quel raggio fuoriuscì dal suo corpo, non molto lontano ed in diverse città successe che: una bambina di dieci anni si svegliò di soprassalto per la febbre, provocata da un incubo; una donna gravemente malata si rialzò dal suo letto di ospedale, potendo riabbracciare i suoi figli guarita definitivamente; una coppia in auto schivò quel cane che stava attraversando e non andò a sbattere contro il palo della luce. Molti altri episodi negativi furono evitati soprattutto dopo l’incontro con Arial. Si narra che Axel varcò almeno tre mondi. C’é chi dice che l’Inferno sta in terra e che lo attraversiamo tutti, ma lui andò più in alto, passando dal Purgatorio sino a giungere al Paradiso. Non si stancò mai di andare a recuperare chi era rimasto indietro. Oltre alla madre tre furono le donne importanti nella sua vita e le salvò tutte. Un giorno una ventina di anni dopo ritrovò quella bambina. Si chiamava Arial. Una giovane, alquanto strana che sosteneva di aver ricevuto la maggior parte delle lezioni di vita dal suo cane, quando la guardava con quegli occhi e si stropicciavano il naso, guardando il tramonto insieme . Il cane che a quel tempo non c’era più aveva trovato un nuovo compagno di giochi nel cane dalle orecchie a punta di Axel. Furono loro ad accogliere in paradiso anche un gatto che sembrava un cucciolo ed un cane pastore di mezza taglia, entrambi compagni di giochi di due amici di Arial. Al tempo la giovane era una scrittrice alle prime armi con i fumetti. Il suo sogno era quello di creare una casa editrice per bambini, aiutata nel disegno dai ragazzi autistici che aveva iniziato a seguire durante un laboratorio espressivo al teatro della Pergola. Con i suoi amici, la sua famiglia, Arial aveva gettato le basi di un giornale e di un’officina delle arti, ritenendo che il lavoro manuale aiutasse gli uomini ad uscire dalla depressione. Avrebbe portato loro con sé in quel viaggio verso l’alto e tutti, colmati di salute e dal desiderio di rendersi utili, avrebbero concorso per la loro parte e propensione alla difesa di quell’amore. Sembra che questi progetti ebbero un lieto fine, salvando tutti i protagonisti che divennero cavalieri tutelari di una parte di quella bellezza che per Arial ed Axel era lo scopo della vita. Dopo l’incontro con Axel anche lei cominciò a varcare i mondi, salendo. Che significava attraversare I mondi? Saltare forse da un pianeta interiore all’altro, ognuno corrispondente ad una stella del sistema solare. In molti li considerarono come un istante che si ripete nel tempo. Un fiore che sboccia nello stesso momento in tempi diversi. Non v’é contraddizione in questo. L’antico quesito se è nato prima l’uovo o la gallina è mal posto, infatti. Converrebbe specificare che l’uno preesiste all’altro, che l’uno contiene l’altro e viceversa, perché esistono in contemporanea da sempre. Arial e Sophia s’innamorarono. Non solo innamorati entrambi dell’amore, erano anche due combattenti nati che, guardandosi negli occhi si riconobbero accomunati dal nome di quello scienziato importante che fu Galilei. Pareva, infatti, che fossero la stessa persona talmente erano simili ed insieme riuscirono a far elevare tutti coloro che corrispondevano alla loro unione nelle lettere comuni ai loro nomi. Svelarono anche il significato di quello strano messaggio, sotteso al nome di Barra Galvani. Viaggiarono insieme attraverso il tempo fino ad inventare e costruire insieme una specie di telescopio, ma stavolta rivolto verso il corpo umano. Era uno strumento capace di curare con le onde, resettando le malattie attraverso la ricombinazione del codice energetico che passava per il corpo. Questo, naturalmente, doveva restare un segreto fintanto che i due non fossero riusciti a brevettarlo. Nessun altro avrebbe potuto costruirlo ed utilizzarlo meglio di loro. Acqua in bocca a chi legge, dunque!
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E’ così che si realizzò la nascita della nuova stella. Non occorse andare molto lontano. La Terra si elevò grazie ai due poli, rappresentati da Arial ed Axel. Essi traevano la loro energia dai pianeti a cui corrispondevano. La loro unione moltiplicava, infatti, la loro forza. I due non si tradirono mai e si tennero per mano lungo tutta l’avventura della vita. Si salvarono a vicenda, grazie alla scelta di vivere per l’amore.

ILARIA D’ADAMIO (scritto il 02-03/04/2014_Sintesi del mio II Romanzo Inedito ed ancora da finire di scrivere “LA NASCITA DI UNA NUOVA STELLA”di Ilaria D’Adamio)

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