500 POETI DISPERSI. DEDICATO A GIACOMO LEOPARDI E A TUTTI I POETI RITROVATI. LIBRO QUINTO

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

EMPATIA, ECLISSI, IN SOGNO, ABBRACCIO SONO LE QUATTRO MIE POESIE che SONO STATE PUBBLICATE nella raccolta 500 POETI DISPERSI_DEDICATO A GIACOMO LEOPARDI E A TUTTI I POETI RITROVATI, La Lettera Scarlatta edizioni. (N.3 COPIE)
“Empatia”di Ilaria D’Adamio
A distanza. L’uno il prolungamento dell’altro. Preferisco senza virgola, per evitare interruzioni. Se gioisci, sorrido. Se soffri, ti invio la mia carezza a calmarti. Ti avverto. Ma non ci sei. Addormentarsi con favole a gettone, raccontate da te. Per tutte le tasche, a seconda della lunghezza. Sul viatico dei sogni, stretti a bordo dell’astronave in partenza, tenendosi forte per mano. Consapevoli di un “a dopo”, sempre. per trovarsi di là, nel nostro spazio liberi, di fare tutto quello che ci va senza le solite viltà, di una realtà a noi estranea. Nell’essere effimero di un mero messaggio scritto, la forza del pensiero di un cuore che ti abbraccia alle spalle per proteggerti e partire per una nuova avventura e poi, vederti domani. A TE che sei reale. Ogni notte, nel sogno. Ogni notte, davvero.

“Abbraccio” di Ilaria D’Adamio
Un attimo che rivela la vita, rende felice per tutta la vita. Mai interrompere il sogno, ma accompagnarti nel tuo sogno, Tenendoti per mano senza scordare i sogni del mio, mondo, che vorrebbero essere, gelosamente, sorvegliati da te. Soffrendo il distacco, subendo la negazione di respirare l’abbraccio, il bisogno fisico del contatto, che rompe il ghiaccio della più ingenua timidezza dell’anima che, di fronte a tanto, si esprime bambina, curiosa della vita, si fa fuoco che cancella le ferite fino a bruciare, per il desiderio inespresso e deglutito a forza. Secondi infiniti che spiegano senza parole. La fede teme di trasformarsi in follia del credere, in manipolata illusione ed ha paura. Il dubbio del mortale si insinua, forse un mero fraintendimento? E se le metafore, invece, fossero davvero le risposte? So che saprai trovarmi. Non cederò alle Sirene ammaliatrici. E, forse, ti farai guerriero, se solo per te, sarà il mio stesso bisogno, non fermandoti di fronte alle apparenze, per rendere reale, nel futuro, che è già presente, quella carezza che lenisce il mio mal di vivere. Due anime, ognuna in una bolla di sapone. Sott’acqua, mosse dalla corrente, Alla deriva, si toccano, per fondersi. Si appartengono, libere. La speranza rinasce nella purezza di quell’istante.

“Eclissi “_luglio 2013_di Ilaria D’Adamio
Nascere nella purezza, disciogliersi eterei nel fuoco, per rinascere nella materia. Fu all’inizio, tacito, lo sguardo, che il futuro mi porse. Il cilindro proiettò, solo sogno. Delle casualità danzanti, frutto, dalle reciproche esistenze, percorsi contemporanei mondi, non di magia iniettati, ma dalla sacra scienza rivelati. Luce di luna orchestrò gli inganni della coscienza. Nei suoi stadi, il passaggio, ignaro, dell’io, in fasi diviso. Gettato tra gli echi dell’oscurità, la selva risvegliò belve, dalle zanne di incubi sommersi dal dubbio mio, invincibili rese. Argentea Luna, nella paura affogò il suo Sole, falce veloce ad accecare i suoi raggi, solo per pochi istanti. Fu, del Sole nella Luna, eclissi. Delle Dodici Chiavi perse la strada, da vocazione ispirata. Offrì il suo pentimento in un sospiro per l’inconsapevole atto, che intrappolò il suo Maestro. Lacrima pianse dal cielo, la caduta nell’inganno del sé, dal nero mai ispirato. Io, che fu. Sostanza che di fragilità, del suo ultimo respiro, l’esecutore, del suo primo battito, l’artefice, trascese per essere ancora, corpo che, dall’informe si innalza tra granelli di sabbia che scivolano. Al rotear delle sfere celesti la supplica, dal fremito dell’anima ferita, il perdono dall’errore umano, affinché fosse solo amore. Mio, il salto nelle altezze, da ritrovata fede nel pensiero senza voce, che è. Ali, ancor piccole per volare, angelo che sa, per ora, solo ascoltare, pregò del Maestro, il risveglio. Del suo ritorno nel vento, conforto e risposta, carezza in musica per l’anima mia. Tre, il numero ad indicare purificato, il suo bagno, alle acque di nuova vita. L’Uno, a sigillo dell’eterno ritorno, dalla materia eletta a rifugio eterno. Del divino in una sola particella, il suggerimento, nella corsa a ricercar i suoni della sua infanzia. Nella distanza degli opposti, la massima forza ad evolvere, rispettosi, i percorsi che oltrepassano l’attrazione. Nella gioia, il Nirvana. Nell’amore, l’eclissi della Luna nel Sole. Nel brillare di una luminosa stella, e fu Nuova Vita.

“In Sogno”_ luglio 2013_di Ilaria D’Adamio
La mia mano si socchiude in attesa della tua guida, danzatrice bendata, in un tango che al buio, sogna, il tuo abbraccio. Anelito tende l’arco della mia dolorosa ricerca, che frecce non scaglia più, verso l’infinito sfuggente che, tra le cadute a voler inaridire il mio cuore sino ad invertire il mio asse, mosso ad escludere, il femminile, ormai solo guscio di donna, in un maschile della mia anima, solo, prigioniero, incastonato intelletto che, gira, solo, su se stesso. Fu uomo, un giorno ramingo, dal caso per me portato, anima mia, vivente nel mio opposto ad invertire lo stato della prigione mia, lavata solo da acque marine, flebili onde che bagnano la battigia, da te spinte, a proteggere il mio busto riemerso, prima che si bruci al sole, prima che la mia luce lunare muoia e divenga solo maschile. Spirito guida in lui generoso, mi iniziò al vedere, lacrima per l’amore che, completo in lui, in questa vita essere non può, depose due cuccioli di gatto, intorno al mio corpo disteso, nel sonno, a ricordar vite passate, in cui essi, miei figli attendevano che la madre si risvegliasse. Nelle parole dell’anima, nel diario racchiuse, a volte, inscritti gli eventi lontani che, non già trascorsi, saranno un giorno, in cui ti abbraccerò di nuovo, sconosciuto, amore. Ti avverto carezza nel vento, amore che libero decidi, di starmi accanto, interrompi la tua lotta di fermare il tempo, nel ritrarre ciò che non è più. Conclusa la declinazione al passato della tua ricerca, volgi a ciò che sarà. Nell’emozione, mano invisibile, consoli il mio pianto, inducendo le ansie al sorriso del cuore, mostrandomi il futuro che insieme sarà. So che sarai di nuovo per me, tu che sei me, gioirai per la tua bimba, che un giorno. Non più approssimarsi per noi, eterno di Luna che tocca il suo Sole, tu, pi greco mio, mi accompagnerai nel salto che insieme faremo, per la prima volta tuffo nello spirito, distillato in una goccia di lacrima, di amore che ritroverà la sua materia violetta. Di un amore che tutto unisce, pregando inginocchiati insieme sull’altare, la supplica ad indicarci la via che le esistenze consola. Le nostre anime fuse. Sole di luce.

Nota dell’autrice:
“Sensibilità che coglie i segni dell’anima del mondo. Corrispondenze terrene tradotte in simboli. Pura emozione veicolata da parole, scandite nel ritmo di versi che ne tengono traccia.”
E’ l’incursione nel sogno per appropriarsi della realtà del proprio sé. La parola diretta è il verbo della poesia: il collegamento tra i mondi.
E’ e subito, il segno e il simbolo, da cui scaturisce la consapevolezza. Un dono ricordato che genera l’accordo perfetto, ricadendo come polvere di stelle nella relazione tra il per sé e l’altro da sé. Diventa testimonianza dell’esserci.”

Ilaria D’Adamio

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