GIORGIO MORANDI PITTORE DI LUCE E DI SILENZIO. E’’ FARSETTIARTE, FIRENZE.

Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio

Dopo cinquanta anni torna a Firenze una grande mostra, dedicata al genio delle volumetrie silenti: Giorgio Morandi.

Un grande ed atteso evento “moltiplicato per due” si staglia nella sorniona primavera fiorentina:

sabato 3 aprile si è inaugurata la mostra Giorgio Morandi. Pittore di Luce e Silenzio. 50 dipinti 1919-1963 all’interno del nuovo spazio della Galleria Frediano Farsetti a Firenze.

Successo di pubblico e critica.

Circa 3000 persone hanno partecipato al vernissage, tra cui si annoverano personalità di spicco, come l’uomo di finanza Paolo Fresco, il critico d’arte Philippe Daverio e il giornalista opinionista Aldo Cazzullo, oltre al sindaco Matteo Renzi che, commentando l’evento:

“Sono molto felice che i Farsetti tornino a Firenze con una mostra su Giorgio Morandi, con una qualità e quantità di dipinti che ci si aspetterebbe di vedere in un museo. Questo evento e i successivi in programma nella galleria aiuteranno Firenze a conoscere sempre di più l’arte del Novecento”.

Si unisce a questa affermazione la reazione dei visitatori, testimonianza di un rinnovato interesse di Firenze per l’arte, da tempo invece attore non protagonista, se non all’interno dei canali istituzionali, rappresentati dai musei.

Bisogno forte, dunque, di ri-attualizzare il tema della fruizione artistica, capace finalmente di comprendere il contemporaneo.

Dal capoluogo toscano, capitale mondiale dell’arte, riconosciuta tale, soprattutto per lo splendore del Rinascimento, si percepisce, una VOCE che grida al bisogno di Renaissance, intesa come stanchezza del vivere soltanto della ricchezza del passato e come volontà di riaprirsi al nuovo, oggi, consapevole delle proprie radici per gettare le basi di un futuro dinamico, in cui possa assumere il ruolo attivo di città fucina di idee, specchio del presente.

E’, dunque, in questa fervente atmosfera che la galleria Frediano Farsetti apre la sua nuova sede, progettata dall’Arch. Federico Farsetti, all’interno dello storico Palazzo Adami-Lami, sul Lungarno Guicciardini, di fronte a Palazzo Corsini, con il precipuo intento di incrementare un’attività espositiva, attiva da decenni, intenta nello sviluppare la conoscenza di autori di spicco dell’arte del ‘900.

Perché la scelta di una mostra antologica su Giorgio Morandi?

Quando avevo diciannove vent’anni, in quell’età, ch’è la più importante per la nostra formazione, noi giovani trovammo per la nostra cultura il terreno già dissodato proprio per merito di Soffici. Fu lui a indicarci le strade che a quel tempo s’aprivano davanti a noi”.

Basta questa frase a svelare il forte legame dell’artista bolognese con il territorio toscano, caratterizzato da un fil rouge con l’esperienza di Soffici e della pittura toscana più in generale, elemento questo che ha spinto Farsetti ARTE, a dedicare proprio alla figura solitaria di Giorgio Morandi, la mostra di apertura della galleria Frediano Farsetti a Firenze.

Il taglio della retrospettiva di genere didascalico appare ripercorrere le tappe salienti dell’opera del pittore, indagando le trasformazioni e le evoluzioni del suo stile durante l’ampio periodo che va dal 1919 al 1963.

Degna di nota, la rarità dei dipinti, tutti provenienti da collezioni private, pertanto difficilmente visibili al pubblico, perfetti dal punto di vista conservativo, caratteristica che rende l’esposizione un’importante momento per l’analisi critica dell’arte di Morandi.

PAESAGGI.NATURE MORTE. FIORI.

Non si tratta di un verso di un sonetto, ma della poesia dell’arte di Morandi, che si confronta durante l’intervallo temporale ripercorso dalla rassegna attraverso tali soggetti.

In quella che potremmo definire la I sezione della mostra, dedicata ai Paesaggi si osservano tutti i segni prodromici che renderanno la sua opera, celebre.

L’utilizzo del colore, lieve eppur marcato, accarezza il disegno, evitando i contrasti, sottolineati invece dal rigoroso soppesare delle masse e delle linee.

Staticità contro il dinamismo, che sarebbe accentuato dai contrasti cromatici, invece soffusi, genera Paesaggi a-contestualizzati, appartenenti più alla dimensione mentale che alla connotazione spazio-temporale, della rappresentazione realistica.

Nonostante molti dei dipinti palesino il loro chiaro riferimento a luoghi esistenti, come Paesaggio (Castiglioncello) del 1921, lo sguardo pittorico cattura lo spazio, immergendolo in un’aura di a-temporale serenità.

Ogni riferimento “all’umano, troppo umano” scivola semanticamente sullo sfondo, come le case in posizione semi-nascosta in Paesaggi del 1927 o del ‘63, e la totale mancanza della presenza umana, quasi a simulare una progressiva concrezione della forma “natura”.

Paesaggi sussurrati, paesaggi che si stagliano nella loro nettezza, invadendo, diretti,

lo spettatore e parlano di luoghi della memoria, invito alla meditazione, come nel caso de I Cortili di Via Fondazza, luogo dove Giorgio e la famiglia si erano trasferiti nel ’33.

 FIORI. Nucleo di una ricerca, cara a Morandi.

Protagonista é la luce, ritratta nelle sue innumerevoli forme, cercata, attraverso lo spasmodico spostamento dei fiori e dei vasi sulla scena.

Quale la sua resa ottimale? Luce che penetra gli oggetti, illuminazione centrale, laterale o controlouce. Quale lo scopo di questa ricerca, che non si distacca mai dalla riproduzione della forma nella sua interezza, non entrando perciò in analogia con le lezioni degli impressionisti.

 Pennellate intense, tocchi di colore spalmato, ricordano una luce on-off, che accende o spenge i riflettori su ciò che esiste,a prescindere dell’essere visibile.

La strada verso un’ontologia pittorica risulta ormai spianata e giunge al culmine con le Nature Morte.

Notiamo subito le tele del biennio 1919-1920, in cui predomina l’influenza della sua intensa se pur breve esperienza metafisica di De Chirico e Carrà.

 L’analisi della forma colta in sintesi, a cui il colore segue come orpello descrittivo del carattere umorale, che gli oggetti, tra cui bottiglie, vasi, piccole scatole, assumono di volta in volta.

I toni bruniti dei marroni sino al rosa, generano strisce di colore morbido, tocchi quasi

espressionisti attraverso la stilizzazione della forma, che non giunge mai ad una rottura della sintassi, mentre evoca la lezione di Cèzanne.

Negli anni Quaranta che rappresentano il compimento della maturità artistica di Morandi, le Nature Morte descrivono l’oggettualità delle volumetrie compiute, delle simmetrie di significato, dove il soggetto pare debba essere colto nell’insieme, ma i cui soggetti sono in costante dialogo tra loro nella composizione , come lettere di un alfabeto silente.

 La personalità schiva e riservata di Giorgio Morandi, finemente rappresentata dalla mostra allestita da FarsettiArte, coglie in maniera completa l’inesauribile ricerca di un artista dall’interiorità irrequieta e avanguardistica, che si é espressa, tuttavia, con un linguaggio proporzionalmente antitetico, costituito da un sublime equilibrio sintetico.

 Oggettualità che nell’esprimere se stessa si estranea da una rappresentazione del reale ed invece muove alla soggettività del mistero interiore dell’essere umano.

 Pittura che si fa sinesteticamente musica del silenzio.

Pubblicato su Artitude.eu il 07/04/2011

©ILARIAD’ADAMIO_RIPRODUZIONE RISERVATA

 * Per le immagini in Gallery ringrazio lo Studio Ass.to NONAMEPHOTO©

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