“Simbolo e Realtà: analisi degli scritti teorici di Wassily Kandinskij”
Articolo scritto da: Ilaria D'Adamio“Simbolo e Realtà: analisi degli scritti teorici di Wassily Kandinskij”di Ilaria D’Adamio Matricola n.2151469 e Matricola n.4232611
La mia tesi di laurea! Passione per l’arte e per la ricerca!
Già all’epoca, il mio interesse propendeva per trovare un metodo e dunque, un’applicazione della disciplina filosofica, come strumento di analisi, in presenza della c.d. epoché husserliana (sospensione del giudizio), a guida di una ricerca di tipo multi-disciplinare, sottolineando sempre il primato dell’essere umano e delle sue facoltà intellettivo- percettive su qualsivoglia ipotesi di riduzionismo tecnicistico.
Una tesi sperimentale che io proposi al docente relatore e che aveva come obiettivo primario quello di creare un confronto, ipotizzando un probabile parallelismo tra la rottura del paradigma artistico (introdotto dalle Avanguardie storiche) in concomitanza della rottura del paradigma scientifico (meccanica classica versus meccanica quantistica), occorsi entrambi tra fine Ottocento ed inizi Novecento.
Iniziai questa mia ricerca su Wassily Kandinskij, di cui sono un’estimatrice, partendo dall’analisi dei suoi scritti, oltre che delle sue opere, viste in gran parte durante i miei viaggi in Europa. La frase che mi colpì, indotta dal mio docente relatore fu:
“Si lasci stupire dal testo…”e da lì partii, cercando di verificare passo dopo passo, se le parole scritte da uno dei più grandi artisti del ‘900, personaggio sui generis nella vita ed ancora oggi di complicata “catalogazione” a livello artistico, potessero svelare il processo e/o un eventuale metodo che sottende l’arte e dunque, il suo creatore: l’artista stesso, appunto.
La facilità di comprensione intuitiva delle opere e del periodo storico, in cui W. Kandinsky, visse, proveniva dalla mia eterogenea formazione umanistica che, in materia filosofica, aveva compiuto un piano di studi privilegiante le materie afferenti all’ambito matematico e scientifico (logica classica, logica modale, logiche lineari e non-, quantistica e fuzzy-logic), fortemente utilizzate come mia personale forma mentis, critica ed aperta, all’approccio all’arte.
E’ come se guardassi le opere artistiche sempre con lo sguardo dell’addetto ai lavori, non solo artista, ma anche scienziato!
La mia tesi di laurea svolta in gran parte a Firenze, fu realizzata in una prima fase di ricerca presso l’Università di Lipsia in Germania, dove avevo svolto pochi anni prima, nel 1999 (a.a.1998-1999) il programma Erasmus, (al tempo studiando però, già in Italia, Wittgenstein e Quantuum Mechanichs Logic, oltre che Wissenschaftstheorie, ). Conclusi la mia tesi, dove l’avevo cominciata, c/o l’Università di Firenze, laureandomi come Dottore in Filosofia, (VOTO 107/110), in “Didattica della Filosofia”, insegnamento che si colloca a metà strada tra ermeneutica, epistemologia ed estetica.
Due anni della mia vita a fare ricerche, studiare e scrivere questo lavoro di tesi, ultimato durante l’anno accademico 2002-2003, la cui discussione avvenne in data 4 marzo 2004, presso la Facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze, con il Professore Dott. Marino Rosso, riconosciuto interprete del filosofo Ludwig Wittgenstein, a livello internazionale.
Non un voto altissimo, ma una grande soddisfazione!
Perché? Avevo fatto tutto da sola, mi ero laureata con il professore, di cui stimavo il metodo innovativo, colto e difficile di insegnare che, a quanto pare non ebbe bisogno di correggermi neanche una virgola! Fui contenta, perché mi laureai con il mio progetto, facendo di testa mia, come al solito, in un’epoca in cui l’Università pubblica in Italia era molto complicata, lunga, con molti esami e programmi estenuanti, oltre che con un esiguo numero di appelli.
La soddisfazione derivò, inoltre, dal fatto che, sempre il professore con cui mi laureai, mi disse più o meno queste parole: “E’ proprio sicura di voler fare questa tesi? Non so quale sarà il suo esito, con questa tesi, farà tremare le mura di questa facoltà!”
Io non capivo, perché mi dovessero giungere tali parole, visto che, dopotutto facevo parte della Facoltà di Filosofia, luogo che avrebbe dovuto brillare per apertura mentale.
Quando presi 107/110, capii, perché…non importò: l’importante era di essere riuscita a coronare il mio sogno di laurea in una disciplina come filosofia che adoro con un progetto, ideato tutto da me sola e dirò di più, che avrebbe trovato il suo completamento conclusivo anni dopo nel Master Post-Laurea, di cui ho già parlato su questo sito.
Questa la mia bellissima avventura con Wassily Kandinskij!
La mia carriera universitaria è stata per me, molto stimolante e divertente: sensazione tipica di quando si segue l’istinto e la passione, accingendosi a fare ciò che più ci piace e dunque, ci appartiene.
Sono Dottore in Filosofia, ma ho prima frequentato due anni la Facoltà di Giurisprudenza iscritta il 25/11/1994 all’a.a. 1994/95, passai alla Facoltà di Filosofia nel 1996-97 (Matricola n.2151469: è rimasta la stessa, nonostante il passaggio da una facoltà all’altra). Inutile dire che essere giunta a tali studi, dopo aver conseguito il Diploma di Maturità di Liceo Linguistico Umanistico Sperimentale (Voto: 52/60) al liceo G. Pascoli di Firenze (a.a.1993/1994), con n.3 lingue all’attivo INGLESE, TEDESCO, FRANCESE e naturalmente ITALIANO, mi permise di svolgere i miei studi più agevolmente, visto anche che avevo avuto la possibilità di approfondire teoricamente e in laboratorio materie di natura scientifica come scienze naturali (biologia, chimica, geologia, fisica, astronomia), matematica, geometria e tutte le altre, afferenti al comparto umanistico, che oltre le lingue erano storia dell’arte, musica e storia della musica, educazione tecnica, filosofia, storia, latino.
Ho, in seguito, frequentato due anni della Facoltà di Ingegneria Meccanica sempre c/o l’Università degli Studi di Firenze con Matricola n.4232611 ANNO 2005-2006, quando già lavoravo: testimonianza del fatto che ARTE, FILOSOFIA, SCIENZA vanno di pari passo PER ME.
Ilaria D’Adamio



